Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Vivere a Shanghai

19 maggio 2008

Tre minuti di silenzio tra i clacson. La Cina che si ferma.

Solo ieri sono stati proclamate tre giornate di lutto nazionale per le vittime di Sichuan. Tre giorni per pensare alle vittime, a quei 2, 4, 10, 30 e non si ancora quanti morti, ma anche a quelli che han perso tutto, o qualcuno.

In una delle mie scuole sono arrivato trafelato alle 14:18, per inciso oggi esame test su crisis management e relativo inferno, con l’allarme antincendio che suonava. Non un’esercitazione, solo un efficace modo per chiamare tutti a raccolta. Uno dei presidi a raccontare il momento, a portare cifre, ricordarci di quella scuola dove su 800 studenti ne sono morti 650, con 28 dei 45 professori. E con quella altri 6500 edifici scolastici. Partono tre minuti di silenzio alle 14:28, ora del terremoto. 30 secondi irreali. Amici in giro per la città mi dicono che la maggioranza della gente si è, semplicemente, fermata. E poi parte uno, due, decine di clacson e allarme antiaereo in sottofondo. Silenzio umano, clacson che grida. Interessante collisione di concetti in un momento da non dimenticare.

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  1. Non c’è molto da dire…Le giornate per ricordare sono fatte proprio per stare in silenzio. Empaticamente parlando anche io mi sento l’animo soffocato e dire qualsiasi fra se è superfluo. Interessante, come ogni tuo post, anche questa descrizione della cina immobile e urlante in silenzio.

    Comment di Cpt Alba Marco [Visitatore] — 19 maggio 2008 @ 8:16 pm
  2. C’è da dire che immaginare un miliardo e mezzo di persone che si fermano praticamente tutte è qualcosa che indica
    A) un popolo completamente obbediente e succube alle regole imposte
    B) un popolo nella media mite e sensibile alle problematiche del proprio paese, lutti inclusi, e orgoglioso della propria “cinesità” che non è da confondere col concetto di nazionalismo.
    Propendo, da quel che ho potuto percepire nel viaggio in Cina, per la seconda ipotesi.
    E’ comunque qualcosa che in occidente si è andato di molto affievolendo, e non so dire se la cosa sia migliorativa o peggiorativa.
    Certo che da noi il senso di appartenenza mai è stato così labile come in questi tempi… non so se qui a fronte di qualcosa di simile la reazione potrebbe andare al di là di un fugace pensiero “poareti, par fortuna che no me xe tocà a mi” e basta.

    Comment di Patrizio [Visitatore] — 21 maggio 2008 @ 11:13 pm
  3. ciao Ste.. ma come mai non scrivi più? Guarda che c’è gente che aspetta.. :)
    Oa’

    Comment di Oana [Visitatore] — 8 luglio 2008 @ 9:44 pm

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