| « Il Prof. Biffis | Terremoto in China » |
Tre minuti di silenzio tra i clacson. La Cina che si ferma.
Solo ieri sono stati proclamate tre giornate di lutto nazionale per le vittime di Sichuan. Tre giorni per pensare alle vittime, a quei 2, 4, 10, 30 e non si ancora quanti morti, ma anche a quelli che han perso tutto, o qualcuno.
In una delle mie scuole sono arrivato trafelato alle 14:18, per inciso oggi esame test su crisis management e relativo inferno, con l'allarme antincendio che suonava. Non un'esercitazione, solo un efficace modo per chiamare tutti a raccolta. Uno dei presidi a raccontare il momento, a portare cifre, ricordarci di quella scuola dove su 800 studenti ne sono morti 650, con 28 dei 45 professori. E con quella altri 6500 edifici scolastici. Partono tre minuti di silenzio alle 14:28, ora del terremoto. 30 secondi irreali. Amici in giro per la città mi dicono che la maggioranza della gente si è, semplicemente, fermata. E poi parte uno, due, decine di clacson e allarme antiaereo in sottofondo. Silenzio umano, clacson che grida. Interessante collisione di concetti in un momento da non dimenticare.
3 commenti
A) un popolo completamente obbediente e succube alle regole imposte
B) un popolo nella media mite e sensibile alle problematiche del proprio paese, lutti inclusi, e orgoglioso della propria "cinesità" che non è da confondere col concetto di nazionalismo.
Propendo, da quel che ho potuto percepire nel viaggio in Cina, per la seconda ipotesi.
E' comunque qualcosa che in occidente si è andato di molto affievolendo, e non so dire se la cosa sia migliorativa o peggiorativa.
Certo che da noi il senso di appartenenza mai è stato così labile come in questi tempi... non so se qui a fronte di qualcosa di simile la reazione potrebbe andare al di là di un fugace pensiero "poareti, par fortuna che no me xe tocà a mi" e basta.
Oa'