Monasteri Tibetani II – Sera
Ringrazio i miei appunti per ricordarmi dettagli del viaggio in Tibet che probabilmente avrei già dimenticato. D’altra parte, la cosa può anche tornare utile perchè concentrandomi sui miei ricordi vengono probabilmente fuori le cose che più mi hanno colpito e che probabilmente non dimenticherò di Lhasa.
Il monastero di Sera non mi è rimasto impresso per l’ennesimo tempio dedicato a uno dei mille Buddha Shakamory, ma piuttosto per due grandi momenti per cui abbiamo tanto ringraziato la nostra guida. Il dibattito tra monaci che potete vedere nel video sopra è uno di questi. Gli studenti sono divisi per anno di studio, i più saggi (i “professori“) dibattono più verso l’interno e poi via via gli altri fino ai novellini sul fondo. Tra compagni di classe a turno uno o più fanno domande agli altri, cercando di mettere in difficoltà e mettendo a dura prova i ragionamenti logici imperniati sulla conoscienza del buddismo. Un esempio di conversazione livello novellino:
D: Vivrai fino a 50 anni?
R: Sì!
D: Sei un Buddha? (nel senso di saggio – monaco livello Joda)
R: … ehm, no.
D: E ALLORA COME FAI A CONOSCERE IL FUTURO? (pacca in testa)
La nostra guida ha fatto “le elementari” in monastero e così ha ritrovato i suoi vecchi compagni di classe che ci hanno permesso di sederci con loro. Nulla si poteva capire, ma tutto il nostro gruppo era semplicemente lì, a bocca aperta, ad ascoltarli discutere del perchè siamo su questo mondo, che senso ha la vita e argomenti del genere (almeno le domande erano più o meno tradotte dal nostro Mr. D, la guida).

Non è fantastico che ci sia ancora qualcuno nel mondo che discuta di filosofia? Che possa fare una vita dove studia per 40 anni i perchè del mondo? Certo, io e probabilmente tutti quelli che leggono quest’articolo non ce la farebbero mai, ma è bello vedere che la filosofia puù essere qualcosa di vivo, qualcosa che interessa discutere, e non solo lo stereotipo-realtà di noiosissimi mattoni da digerire durante pomeriggi solitari da studente.
Inebriato da questi pensieri, ammirato dalla vita che questi monaci hanno scelto di fare, seguo i miei compagni di viaggio all’esterno. Il fratello di Mr. D è un monaco, e ci vuole offrire un Tè. Ora, non so se riuscirò a scrivere un pezzo solo sul burro di Yak, ma basti sapere che in pratica è dappertutto. Il nostro gruppo contava me e Olaf, l’olandese, tra gli unici componenti a chiedere più e più scodelle di Tè con burro di Yak. Ne abbiamo bevute sei. Gusto molto intenso, questo corposo burro che tende a sciogliersi (non a galleggiare) nel Tè, formando una bevanda dal gusto irripetibile. E’un po’ come la Guinness, o la odi o la ami. Le nostre amiche infatti ne hanno bevuto due sorsi.
E così eccoci lì, in questa luce soffusa al tramonto, seduti in una parte delle cucine dei monaci, a dire Kah leh phe (Arrivederci) al gentilissimo monaco, per poi ripartire.
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Sì, decisamente a occidente ci siamo persi un bel pezzo di cervello per strada.
Leggendo ognuno di sicuro ripercorre con la mente momenti di vita in cui pensieri intensi, fuori dal “normale” sono passati per la testa.
Sì, decisamente abbiamo perso qualcosa.
Grazie per l’articolo e il filmato