La tenda, il prato e il cavallo

Grassland. Per quanta erba potessi aspettarmi, non sarebbe mai stata abbastanza. Un ora di strada, e solo distese sterminate di erba, collinette grandi e piccole. Come accennato, il programma dettagliato delle visite era in cinese, ragion percui ogni giorno imparavo con l’esperienza il significato delle parole e nomi dei luoghi. Le sorprese non sono mancate ed una delle più gradite è stata quela del pernottamento in una tipica tenda mongola.

Il camping, nel mezzo di questa meraviglia della natura, era formato da decine di tende, rigorosamente con porticina rivolta a Sud, e con un megapiazzale per eventi comuni. Il tempo di sistemarci e mangiare, andamo a camminare nel verde. Ma… Cavallo! E vedi che mi capisco! Pronti via, dopo più di dieci anni mi ritrovo in sella ad un quadrupede.

Devo dire che per un cavallo quei luoghi sono un paradiso: tutto verde, colline, spazio, pochi umani. E infatti li lasciano liberi, così per esempio accanto alla nostra comitiva trottavano in libertà i piccoli e qualche altro. Ci vuole poco a pensare ad un antico guerriero mongolo, uso a percorrere migliaia di kilometri. Ecco spiegato come han fatto a raggiungere le porte dell’Europa in così poco tempo. Verde, tanto verde, fino all’orizzonte, tra le colline.

Dopo una simpatica escursione fino al “meeting point mongolo”, un misto tra punto di incontro e culto divino, ci rechiamo in una tipica tenda per un xiaochi (antipasto-spuntino?): latte-thè (la bevanda tipica, salata), burro e carne secca. Il video è disponibile qui (900 Kb). Ricordate che vi serve il player DivX 6 o superiore.
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Stai diventando quasi lirico nelle tue descrizioni.
Scrivere un libro no ?