Cinque giorni in Inner Mongolia

L’ultima volta che ho detto alla mia amica che ero andato tre ore di bus a nord di Beijing mi ha risposto: “Oh, but that still Beijing” (?!). Ora che ho macinato migliaia di chilometri, più di trenta ore di pulmino e una capitale di una provincia cinese, posso finalmente dire di essere uscito dalla capitale. Visti i tanti spunti, inevitabili, scaturiti da questi giorni nel nord della Cina, ho pensato di creare una sezione Viaggi, dove mi piacerebbe aggiungere in futuro altre destinazioni di questo sterminato Paese.
Per contestualizzare, l’allegra brigata comprendeva oltre al sottoscritto: due arabi, una giapponese, tre africani, un indiano, una tedesca, un’indonesiana, un vietnamita, due thailandesi, la direttrice dell’ufficio relazioni internazionali e l’autista. Posti in pulmino Ford, 15. Posti liberi, 0. Posti bagaglio, ovunque. Al di là della felice permanenza di due giorni nella capitale della Provincia, dove comunque abbiamo girato parecchio, ogni giorno un cinque sei orette a bordo non ce le ha tolte nessuno. Fenomenale. Le distanze sono proprio diverse qui, vicino e lontano assumono sfumature quasi da barzelletta rapportate alle nostre.
Inner Mongolia dunque, dove i cinesi sono di nazionalità mongola come dicono qui, dove ogni scritta usa i doppi caratteri, ovvero la terra che abbiamo raggiunto puntano il nord di Beijing, e passando la Grande muraglia. Ma da chi diavolo volevano difendersi i cinesi con tanta ostinazione?
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I cinesi (Han) volevano diendersi proprio dalle orde dei Mongoli che hanno creato la più grande dinastia imperiale non-cinese in Cina (Gengis Khan, Kubilai eccetera). Avevano ragione a tentare di difendersi, quindi, ma non è servito. Anche qui l’impero cnese dell’epoca è caduto per la burocratizzazione e la poca voglia di faticare, esattamente come l’impero Romano e l’Italia di oggi…
si… era una domanda retorica infatti
oops, scusa. La mia solita mania della completezza di informazione…
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