Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for the ‘Esperienze e viaggi in Cina’ Category

Tibet (Lhasa)

11 maggio 2007

Beijing – Lhasa, metafora del viaggiare

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Sono pochi coloro che alla domanda “ti piace viaggiare” rispondono con un No secco, quelli che esitano a volte son quelli che viaggiando per lavoro non ne possono più di una vita da nomade, o i pantofolai patologici. Che sia un viaggio dall’altra parte del mondo o alla ricerca di un ristorante dietro casa, all’umano tipo piace viaggiare. Certo, quando si passa alle motivazioni esse sono le più varie: staccare dalla routine, provare la sensazione dell’avventura (finta o vera che sia) magari visitando posti esotici, realizzare un sogno che sia ha da tanto tempo (mai pensato “forse un giorno mi potrò permettere il giro del mondo?), conoscere gente interessante, vivere un’esperienza fuori dalle righe (questi sono quelli alla “ciao cara, passo due mesi in Africa”)… e tante tante altre.
Detto questo, affianchiamoci il mio viaggio in treno:

parto da Shanghai con la sola ragionevole speranza che qualcuno a Pechino trovi un biglietto, accettando anche uno standing ticket per 48 di viaggio (poi fortunatamente tramutatosi in posto a sedere “hard seat“). La sola sensazione di provare una vaccata del genere appaga di senso dell’avventura.

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Rivedere i miei amici a Pechino, andare in una terra ancora ammantata di fascino meditativo, lo stesso viaggiare in treno da decisamente la sensazione di staccare dalla routine e prendersi un bella vacanza di Maggio.
Per le prime 24 di viaggio, viaggiando verso ovest, il paesaggio diviene sempre più desertico, passando per le mura di Xian (la città dei guerrieri di terracotta) e per Liaoning, arrivando infine a Xinning, capitale della provincia a nord del Tibet. Ci attende la seconda notte (Video ammasso umano, 1.94 Mb, Player DivX 6 necessario) e poi alle 5.30 di mattina si arriva a Golmund (la “porta del Tibet” se avete visto il film “7 anni in…”). Siamo in Tibet finalmente, e da lì si sale fino a circa 4000 metri per attraversare il “Plateau“: immenso, deserto, stupendo all’alba.

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Io e Olaf, il mio compagno di viaggio, siamo piantati in vagone ristorante da Golmund, godendoci ogni minuto. Dopo qualche ora di paesaggi lunari, viste troppo ampie per una fotografia, Yak spersi tra deserto e verde è ora di pranzo, che corrisponde anche al passo Tanggula, 5000 metri di ebrezza. Le macchine per l’ossigeno, funzionanti dalle porte del Tibet, pompano senza sosta, pur senza particolari sintomi da eccessiva altitudine non resisto dal provare la cannetta usa e getta. Dopo poche ore eccoci al lago Namtsu, fenomenale spettacolo di gigante d’acqua d’alta quota, uno specchio sul cielo. Il piacere della scoperta unita a panorami mozzafiato è una delle ragioni per ho voluto il treno ad ogni costo.

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Non bastasse, aggiungiamo due fattori: il treno cinese e il sentirsi in un’avventura come spinta a conoscere. Nel nostro compartimento eravamo i soli stranieri, non ho ricordi di aver parlato così tanto cinese in vita, e questo aggiunto alla cultura cinese dove la privacy è un concetto sconosciuto, come le domande da fare o meno ad uno sconosciuto… Bhe, tutti sapevano tutto di noi, tutti ci hanno raccontato tutto di loro e la cerimonia di due giorni si è inevitabilmente conclusa con il rito dei biglietti da visita. Così, il vicino che ti racconta delle scppatelle con la moglie, il poliziotto ubriaco al ristorante che gioca con te con “le carte della rivoluzione” (normali carte da poker con le massime di Mao unite a foto di propaganda), il gruppo di fantomatiche attrici da Hongkong che vanno in vacanza a Lhasa, il capotreno che proprio non è riuscito a trovarci un buco per dormire ma gli abbiamo offerto una birra lo stesso (nella foto non è lui, ma il suo vice)..

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Tutto questo è un’esperienza nell’esperienza, e ringrazio il mio anno a Pechino per avermi insegnato le basi per comunicare con questo pazzesco, “random“, fenomenale popolo di cazzoni (sì, questa parola sputtana l’articolo, che non sarà quindi pubblicato sul Sole). Se non avessi saputo il cinese avrei vissuto metà dell’esperienza comunque, parlando con i russi di Vladivostok perennemente sotto birra, Greg che sta viaggiando per tutta l’Asia nel suo anno sabbatico, Anne che insegna inglese a Xian, e due grandissimi italiani che lavorano a Pechino, uno a quella Camera di Commercio Italiana in Cina che fu la mia prima esperienza semilavorativa qui. Il mondo è piccolo dopotutto, e per gli stranieri in Cina, a volte, ancora di più.

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Sono le otto di sera, tramonto. Finalmente, purtroppo, il viaggio è finito. Siamo a Lhasa, in una stazione faraonica costruita “in stile tibetano” (??), la nostra guida ci accoglie per portarci in hotel.

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E’ ora di riunire la Compagnia, ritrovando chi è arrivato con l’aereo. Del viaggio Beijing – Lhasa direi, sono contento di averlo fatto e lo rifarei, ne valeva decisamente la pena. Probabilmente non lo rifarò, ma siamo a Lhasa, ce l’abbiamo fatta! Inizia il mio primo viaggio in Tibet.

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Tibet (Lhasa)

28 aprile 2007

Una volta nella vita (Beijing/Lhasa)

Dopo l’ennesimo viaggio d’ordinanza Shanghai-Beijing, treno, soft-seat, posso dirmi un frequent traveller di questa tratta. E cosi’ eccomi qui, nella cara Pechino per una nuova puntata di C’eravamo tanto amati (quanti di voi ricordano il programma televisivo omonimo?). Come da post precedente, sono partito mentre i miei amici cercavano ancora di acquistare i biglietti. Mi telefona Olaf, norvegese compagno di viaggio, proponendomi una di quelle idiozie alle quali io non riesco a resistere: non ci sono posti a sedere, le ragazze volano via Chengdu, se ci stai possiamo tentare di fare il viaggio acquistando standing ticket. Ho risposto “questo e’ veramente estremo“, immaginandomi a boccheggiare a 4000 metri disteso su un corridoio… e ad un totale di 48 ore di viaggio nomadi tra vagone-ristorante, e posti accidentalmente liberi, corridoio. Lo faccio. Mamma, papa’ non preoccupatevi, rispondero’ al telefono per il mio compleanno (due maggio, per gli smemorati), e’ tutto variamente sotto controllo.
Quindi, la Compagnia dell’Anello si divide, per reincontrarsi a Lhasa, come nei film. Resto convinto che il treno sia una migliore alternativa dell’aereo. Certo si soffre nei passi piu’ alti (come il Tanggula, a 5000 metri), ma l’arrivo a Lhasa e’graduale: con l’aereo si passa da zero a 3600 in due ore, o meglio, in un minuto causa cabina pressurizzata. E naturalmente, ad un treno che dispensa ossigeno e che passa per lande dal panorama mozzafiato non rinuncio facilmente.
Ora stacco, lascio l’internet point alla volta di una doccia, per successivo brunch distruttivo. Il treno parte stasera alle nove e qualcosa, avro’ tempo di scroccare un divano per una dormitina prima di allora… Grazie vecchi amici di Beijing!

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Beijing - Shanghai - Suzhou

22 febbraio 2007

8 giorni tra Cina e italiano, grazie Alberto

Sono stati otto giorni di viaggio, serate, pagode, bevute e conversazioni… Tra l’altro in un periodo dove ne avevo bisogno. Mi ha fatto estremamente piacere fare da Cicerone ad un amico di sempre, al tempo stesso divertendomi con il mio cinese e cercando di spiegare “il non perchè” che anima gli abitanti di questa terra di mezzo, scompisciandomi nel vedere la totale distanza con la “cultura british” ormai assorbita in dosi massiccie dal mio compagno di viaggio. In più, il lavoro che parte a giorni mi darà decisamente meno tempo libero per mostrare la Cina agli avventori, rendendo questi giorni davvero speciali. Ecco quindi, ho trovato un’altra scusa per non scrivere sul Blog… ma mi faccio perdonare scrivendovi un breve riassunto di quel che abbiamo fatto con foto annesse.

Stefano Bosello articoli Cina - Visitare Beijing, Shanghai, Suzhou

Giorno 1
Arrivato in ritardo all’aeroporto lo trovo appollaiato sulla sua valigia, oggi ci si riposa. Hotel, prima birra e dumplings, due chiacchere sulle possibilità dei giorni successivi, quiz night in pub occidentale.

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Giorno 2
Attacchiamo da uno dei must: Tienanmen, Città proibita. Ci stiamo per delle ore lasciando al resto della giornata solo il tempo di una prima introduzione al contrattare con in palio una camicia. La sera abbiamo mangiato con Giuliano e altri amici in un ristorante Sichuan, un tipo di cucina piccante. Momenti simpatici della giornata direi due: il ristorantino sud degli Hutong dove Alberto ha assaggiato il vero cibo “rustico” alla cinese e quando, ovviamente in ritardo per la cena, si è fatto tagliare lo scalpo perchè “non ce la faccio più“. I tipi dentro il barbiere mi han chiesto perchè voleva tagliare i capelli visto che erano già corti.

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Giorno 3
Usiamo l’ultimo nostro giorno pieno a Pechino per andare alla Grande muraglia. Alberto comincia a denunciare un metabolismo alterato bevendo litri di acqua senza trovare un bagno ogni 5 minuti. Giornata piacevolmente conclusa con una visita d’obbligo al ristorante “originale” per l’anatra alla Pechinese, una tappa per un massaggio (lui aromaterapia, io spaccaossi cinese) e una prima introduzione a Sanlitun, il quartiere divertimento della città, dove abbiamo a lungo chiaccherato tra noi, il barista, gli italiani che passavano al banco.

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Giorno 4
Capodanno! Arriva l’anno del maiale!!! Io sono stato invitato al pranzo organizzato dall’università credendolo un “tipico” pranzo, trovandoci poi in un ristorante BBQ. Poco male, siamo volati al Summer Palace dove Alberto ha deciso di correre lungo il “Corridoio dellalongevità” tanto che per poco mancavamo la torre. La sera ristorante Thailandese con tanti stagisti di AIESEC con cui abbiamo passato una luuuuuuuuuuunga notte tra chiacchere, fuochi, innumerevoli Black Russian. La città a mezzanotte era “on fire“. Nessun fuoco organizzato, ma dappertutto. Dopo aver perso uno dopo l’altro i membri della ciurma io e Alberto siamo alla fine tornati a casa alle 7 di mattina per una cena-colazione a base di chaofan al mio ristornate 24ore preferito.

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Giorno 5
Stasera c’è il treno! Abbiamo investito il tempo nel mezzo per una visita al Temple of Heaven e relativo parco. L’incredibile scarso traffico di Beijing di quei giorni ci ha permesso di arrivare in tempo per il treno per Shanghai. Grandi esperienze in treno tra litigi per “qualcosa”, inabilità varie nei cambi posti, ristorante a bordo con festa “privata” del personale del treno per il primo dell’anno (Baijiu e birra inclusa, macchinisti invitati).

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Giorno 6
Shanghai! Perdiamo un po’ di tempo a passare per casa mia, comprare le lenzuola vicino alla scuola dove passerò parecchio tempo. Poi prendiamo in prestito il Lonely Planet della mia coinquilina con mappa sbagliata e dopo esserci persi nella Concessione Francese finiamo davanti alla Pearl Tower, uno dei simboli di Shanghai, che decidiamo di visitare. Non fatelo in un giorno di vacanza nazionale, siamo usciti sei ore dopo. Tornando indietro siamo passati per Nanjing Road, visto il Bund e Pudong con tutte le mille luci accese e passeggiato per Xijiahiu. Serata italiana “relax” con pasta con vero grana (oooh!), bottiglia di Cabernet e spritz finale. Alberto è caduto dopo la bottiglia di vino cinese acquistata in un 24ore vicino a casa mia (mi piace casa mia!).

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Giorno 7
Partiamo per Suzhou, conosciuta come la Venezia d’oriente. Perdiamo razionalmente il treno delle nove di mattina, ma il treno libero successivo è solo alle 2. Arrivati avevamo solo 3 ore prima di prendere il treno per Pechino. Nell’ordine, abbiamo chiesto cosa potevamo rapidamente vedere in così poco tempo ai nostri vicini in treno, a due ragazze fuori dalla stazione (mostrando il bigliettino datoci in treno) le quali hanno coinvolto una variopinta massa di gente che si fermava a vedere e dare il loro contributo. Il risultato è stato un autobus verso l’ignoto da cui siamo smontati senza vedere acqua o ponti per una divertentissima Hot Pot (piatto dove bolli le cose al tuo tavolo). Usciti, troviamo assolutamente a caso “Venezia”, ma troppo tardi per un giro in barca. Passeggiamo senza pagare il biglietto tra le strade (vale la pena) e prendiamo il taxi per la stazione… Per scoprire che distava soli 5 minuti dalla stazione. Vabbè, un’altra random experience in Cina.

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Giorno 8
La sera prima abbiamo finito la birra del vagone ristorante, così abbiamo ripiagato per una partita a carte condita con il terribile quanto caratteristico Baijiu (tradotto malamente come “vino” di riso dai cinesi, in realtò meglio che non vi dica come viene fatto)Arriviamo verso le otto in stazione. Prendiamo il bus per l’aeroporto dove dopo un caffè saluto Alberto. Peccato che ne AirFrance (l’avevo detto io di non fidarsi dei transalpini) ne lo staff dell’aeroporto abbia informato all’esterno che la forte nebbia ha bloccato tutti i voli. Quando ho lasciato l’aeroporto erano circa le 11 e Alberto, lasciata la Cina, che non poteva uscire con il suo visto monoingresso, credo sia partito alle 18,30.

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