Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for the ‘Esperienze e viaggi in Cina’ Category

Tibet (Lhasa)

22 settembre 2007

Monasteri Tibetani III – Gandem

Gandem. La nostra truppa parte decimata in mattinata perchè una brutta emergenza ha richiamato Tas a casa e lasciato Fara in hotel. L’aria è frizzante, io mi sento meglio perché finalmente dopo tre giorni mi sento sempre più me stesso e non un vecchietto con l’asma. Nonostante le premesse mattutine si discute in pulmino, di vita, di priorità, di quanto staremo in Cina. Usciamo da Lhasa, permessi vari portati dall’autista al posto di controllo. Purtroppo la nostra permanenza in Tibet è troppo breve, questa è l’unica uscita dai confini della città.

Lungo la strada si aprono valli e montagne, ma così diverse da quel che io ho sempre inteso per montagne: qui le cime per lo più non sono roccia, sono terra arida. Il verde e qualche albero si trova a valle, vicino ai corsi d’acqua o in città… è la siccità di questa regione unita all’altitudine. Il pulmino si ferma, interrompiamo la chiacchierata per scoprire che è una sosta tecnica, unita ad una bella immagine di vita rurale del secolo scorso, adattata grazie allo Yak al contesto tibetano.

Stefano Bosello articoli Cina - Gandem monastero yak

Cominciamo a salire: il Monastero di Gandem è come nei racconti, in cima alla montagna, in mezzo al nulla, solitario. La rapida ascesa, unita all’altitudine, mette fuori combattimento Ellen, che dopo la breve passeggiata per raggiungere l’entrata decide di restare a meditare nel minibus. La vista dai tetti del monastero è magnifica, il silenzio dopo mesi nella sovrappopolata Cina è apprezzato.

Stefano Bosello articoli Cina - Gandem monastero vista

Dentro il monastero la nostra guida conosce uno suo zio monaco, che ci fa entrare in una stanzetta dove i monaci pregano senza pagare. Cedo al lato oscuro, quello turistico, facendomi immortalare mentre il monaco mi passa la bacchetta per continuare il ritmo del tamburo. Stanno pregando, le preghiere tibetane sono come delle litanie di frasi ripetute, sarebbe bello capire che dicono, ma il solo suono e il vederli ti trasmette la spiritualità di queste persone, unita alla sincerità del loro sorriso.

Stefano Bosello articoli Cina - Gandem monastero tamburo

Usciti, cominciamo a salire mentre un altro componente non riesce a seguirci. Siamo ancora io e Olaf, gli eroi del tè con burro di yak. Salendo, nessun altro attorno, la nostra guida risponde alla nostra curiosità sulle rovine della parte alta. Il monastero di Gandem è tra i più importanti del Tibet, culla di quel movimento dei berretti gialli che ha unificato, secoli fa, le sette rivali della regione, e che in pratica ha iniziato la serie dei D a l a i L a m a (perdonate minime imprecisioni, vado a memoria). Essendo quindi simbolo della storia del Tibet, non è difficile immaginare chi tra Topolino e le Guardie Rosse di Mao abbia distrutto parecchie strutture del monastero. A tutt’oggi il monastero, che contava 3000 monaci (tremila!) ai tempi d’oro (tra l’altro, mi piace pensare siano quelli menzionati da Marco Polo: “monasteri talmente vasti da ricordare in certi casi piccole città, abitate da più di 2000 monaci”), ne ospita oggi meno di 100 per regolamento. Se vi chiedete chi lo fa rispettare in un monastero a 60 Km da Lhasa in cima ad una collina è presto detto: comando di Polizia all’entrata.

Arrivo ansimante in cima, talmente tanto che anche se non sono sul tetto del mondo ma mi piace pensarlo. Attorno, a parte noi, il monastero e uno scorcio di strada molto più in basso, non c’è nient’altro che Tibet. E’ da qui che il video sopra è stato registrato. Sono estremamente soddisfatto che siamo riusciti a visitare il monastero di Gandem. Sono sicuro che la sua pace, la spiritualità della sua solitudine e la vista spettacolare che ti rilassa e ti fa pensare quanto piccolo sei rispetto al mondo… sono sicuro mi accompagneranno molto a lungo.

Stefano Bosello articoli Cina - Gandem monastero vista

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Tibet (Lhasa)

16 settembre 2007

Monasteri Tibetani II – Sera

Ringrazio i miei appunti per ricordarmi dettagli del viaggio in Tibet che probabilmente avrei già dimenticato. D’altra parte, la cosa può anche tornare utile perchè concentrandomi sui miei ricordi vengono probabilmente fuori le cose che più mi hanno colpito e che probabilmente non dimenticherò di Lhasa.

Il monastero di Sera non mi è rimasto impresso per l’ennesimo tempio dedicato a uno dei mille Buddha Shakamory, ma piuttosto per due grandi momenti per cui abbiamo tanto ringraziato la nostra guida. Il dibattito tra monaci che potete vedere nel video sopra è uno di questi. Gli studenti sono divisi per anno di studio, i più saggi (i “professori“) dibattono più verso l’interno e poi via via gli altri fino ai novellini sul fondo. Tra compagni di classe a turno uno o più fanno domande agli altri, cercando di mettere in difficoltà e mettendo a dura prova i ragionamenti logici imperniati sulla conoscienza del buddismo. Un esempio di conversazione livello novellino:

D: Vivrai fino a 50 anni?

R: Sì!

D: Sei un Buddha? (nel senso di saggio – monaco livello Joda)

R: … ehm, no.

D: E ALLORA COME FAI A CONOSCERE IL FUTURO? (pacca in testa)

La nostra guida ha fatto “le elementari” in monastero e così ha ritrovato i suoi vecchi compagni di classe che ci hanno permesso di sederci con loro. Nulla si poteva capire, ma tutto il nostro gruppo era semplicemente lì, a bocca aperta, ad ascoltarli discutere del perchè siamo su questo mondo, che senso ha la vita e argomenti del genere (almeno le domande erano più o meno tradotte dal nostro Mr. D, la guida).

Stefano Bosello Articoli Cina - Monastero Sera dibattito tra monaci

Non è fantastico che ci sia ancora qualcuno nel mondo che discuta di filosofia? Che possa fare una vita dove studia per 40 anni i perchè del mondo? Certo, io e probabilmente tutti quelli che leggono quest’articolo non ce la farebbero mai, ma è bello vedere che la filosofia puù essere qualcosa di vivo, qualcosa che interessa discutere, e non solo lo stereotipo-realtà di noiosissimi mattoni da digerire durante pomeriggi solitari da studente.

Stefano Bosello articoli Cina - Un te al Monastero Sera

Inebriato da questi pensieri, ammirato dalla vita che questi monaci hanno scelto di fare, seguo i miei compagni di viaggio all’esterno. Il fratello di Mr. D è un monaco, e ci vuole offrire un Tè. Ora, non so se riuscirò a scrivere un pezzo solo sul burro di Yak, ma basti sapere che in pratica è dappertutto. Il nostro gruppo contava me e Olaf, l’olandese, tra gli unici componenti a chiedere più e più scodelle di Tè con burro di Yak. Ne abbiamo bevute sei. Gusto molto intenso, questo corposo burro che tende a sciogliersi (non a galleggiare) nel Tè, formando una bevanda dal gusto irripetibile. E’un po’ come la Guinness, o la odi o la ami. Le nostre amiche infatti ne hanno bevuto due sorsi.
E così eccoci lì, in questa luce soffusa al tramonto, seduti in una parte delle cucine dei monaci, a dire Kah leh phe (Arrivederci) al gentilissimo monaco, per poi ripartire.

Stefano Bosello articoli Cina - Un te al Monastero Sera

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Tibet (Lhasa)

27 maggio 2007

I monasteri tibetani I – Drepung

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Quando si pensa al Tibet, accanto a varie idee di altitudine e montagne, si pensa inevitabilmente ai monaci, ai monasteri, ad una dimensione di grande spiritualità. Sebbene la mia visita in Tibet fosse limitata a Lhasa e dintorni, posso dire di aver visto i principali monasteri e assaporato diverse e talvolta contrastanti emozioni.
Il primo giorno ci siamo recati al monastero Drepung, poco lontano da Lhasa, su una collina. Ogni tibetano conosce questo monastero perchè una volta l’anno un gigantesco thangka copre mezza montagna, con relativi pellegrinaggi e feste.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Un po’affannati causa primi scalini tibetani scorgiamo i primi monaci e le prime “cose rotanti” (dimentico sempre il nome). In questi oggetti è solitamente inscritto “Omma ni paimai hom” e devono essere fatti rotare in senso orario, come se li leggeste di continuo. Il significato è qualcosa di vicino a “portami fortuna/salute” o “proteggimi”.

Due cose rimangono particolarmente vive nei ricordi di questo primo impatto con la cultura tibetana: il primo è uno specchio. Sì: semplice, un po’ricurvo, appeso in uno dei mille tempietti di Drepung. Molti tibetani in fila, noi un po’perplessi a cogitare sul possibile narcisismo di queste persone. La nostra guida ci illumina: guardano dentro se stessi, tradizione tramanda che più il tuo futuro ti è chiaro, più nitida sarà l’immagine nello specchio. Mi metto religiosamente in fila e aspetto la sentenza. Mi vedo nello specchio, fissandomi per qualche secondo. Una vecchina dietro di me mi dice qualcosa; io credo che protestasse educatamente dicendomi di muovermi, ma la mia guida mi spiega invece che si complimenta perchè la mia immagine è nitidissima. Bene, futuro chiaro! Esco felice, con la mia amica Tas un po’invidiosa causa sua scarsa visione. E va bene, sarà la mia felpa rossa o l’essere più alto con relativi benefici angolari, ad ogni modo prendo e porto a casa.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Nel frattempo scorgiamo un’altra cosa comune a molti altri posti in Tibet: specchi ustori per bollire l’acqua calda. Proseguendo il cammino tra le vie del monastero ci si imbatte in numerosi pellegrini locali, monaci indaffarati e tanti turisti.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Commentando il luogo sentiamo una megacampana chiamare l’ora della meditazione. Dentro il monastero, un centinaio di monaci cominciano a pregare recitando antiche frasi buddiste (Video, 3.79 Mb, Player DivX 6 necessario). Questa è la seconda cosa non dimenticherò di Drepung: l’emozione di sentirli, di sedersi rispettosi in un angolo, di carpire sentendosi colpevoli un video o una foto senza flash… e soprattutto di rimanere lì, ad ascoltarli è un qualcosa che lascia meravigliati. E’ tanta la spiritualità che traspare in questi luoghi, e la simpatia per queste persone cresce e può trasformarsi in fastidio e rabbia per i troppi turisti, soprattutto cinesi, che vedono ogni cosa come disneyland, disturbando rumorosi senza rispetto alcuno, spesso solo per mostrare al compagno di avventure la loro nuova macchina a miliardi di megapixel, che puntualmente non sanno usare.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

L’ultima immagine che mi porto dentro di questo monastero è parte della storia del Tibet. Quando i cinesi hanno l’hanno liberato pacificamente hanno usato il monastero come ospedale. Vicino ad una scala, in un angolo campeggia una scritta che più o meno dice “lunga vita a Mao che è arrivato qui per non andarsene più“. Amen.

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