Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

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Articoli Cina

17 novembre 2007

Il costo di un viaggio in Cina

Stefano Bosello articoli Cina - Costo viaggio in Cina

Excel file scaricabile QUI

Come per il Tibet, anche i racconti del mio viaggio in ottobre si basano su preziosi foglietti che mi permettono di (de)scrivere particolari altrimenti persi dopo vario tempo. Ne ho parecchi in lista d’attesa. Comunque, per iniziare con qualcosa mai fatto, eccomi rispondere indirettamente alle mille domande sul costo del viaggiare in Cina. Durante il viaggio, per evitare mille pagamenti e snellire quelli delle spese comuni ho fatto da “cassa” del gruppo, finendo quindi per annotare minuziosamente tutte le spese del giorno per poi sommare il tutto la sera e riscuotere.

Ecco quindi in allegato un file con ogni minima spesa da me effettuata negli intensi 10 giorni durante il quale abbiamo visitato 3 provincie, preso (per difetto) una 50ina di trasporti (record: Zhengzhou – Shanghai, nightbus di 16 ore), alloggiato in 7 alberghi e vari mezzi notturni, pagato almeno 14 biglietti per visitare attrazioni varie. I dati li potete trovare in dettaglio e aggregati a fine documento. Comunque, la spesa totale è stata di meno di 3600 RMB (Il costo di 5080 RMB è calcolato azzerando gli effetti della condivisione dell’alloggio e di alcuni mezzi di trasporto).

Da considerare che il gruppo era di 3 persone con relativa condivisione ottimale di trasporti e alloggio (sulle dinamiche sociali alla prossima puntata). Il viaggio era a budget, ma comunque non abbiamo (quasi) mai dormito in stamberghe umide o ci siamo astenuti da un pasto decente, qualche soouvenir e via dicendo. Spesso la ragione di scegliere il bus come trasporto di media-lunga distanza è stata semplicemente che durante le vacanze nazionali in Cina è già tanto trovare quelli. Per la stessa ragione, nonostante il prezzo degli hotel fosse comunque basso, avrebbe potuto esserlo ancora di più dieci giorni prima o dopo la “Golden Week“.

Il tasso facile di cambio è 1 euro = 10 RMB. Ma per i pignoli potete usare l’insostituibile Goggle con la stringa “numero RMB to EURO” (sì, funziona con tutte le valute). Divertitevi.

P.S. Per mero amor di cronaca, la foto è presa sulla chiatta che attraversa lo Yang-Tze, un’oretta a nord della Diga delle Tre Gole, sul bus XiangxiMaoping.

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Articoli Cina

11 novembre 2007

Non ci possiamo vedere (?)

Stefano Bosello articoli CIna - Party Italiano Mao comunità italiana shanghai

Giovedì scorso sono andato ad un party italiano organizzato in un locale chiamato “Mao”. Il locale, con inizio party alle 10.00 era, come a casuccia, pieno alle 12.00. Sicuramente di richiamo la promessa di B-movie trash (vedi Cummenda Zampetti in locandina), spaghettata a mezzanotte e free drink/entrance dietro presentazione dell’email di invito.

Dopo aver passato una piacevole serata e conversato con qualche avventore del locale o amici italiani di miei amici, mi sono scoperto pensoso al mio ritorno a casa. In pratica ho unito i seguenti elementi: il fatto che ho girato l’email di vivishanghai.com ai miei amici (traducendola) e scrivendo tra le avvertenze “Once in a while it’s good to know what the hell my countrymates are doing in this city“. La conversazione con Fabio, un amico di Winter Week giunto da poco qui: “non conosco molti italiani a Shanghai, tendo a prenderli a piccole dosi”. Lui che mi guarda e dice: “sai cos’è? Sei il terzo che me lo dice stasera… Cioè, non ci possiamo proprio vedere!“.

Ho così cominciato a (ri)pensare agli italiani che incontrato da quando sono in Cina e in effetti, a meno che non lavorassero con compatrioti trasformatisi di tanto in tanto in compagni di serate, non è che si ammazzassero a cercare connazionali. Sia a Pechino che a Shanghai la comunità italiana è estremamente frammentata, o meglio, al di là di eventi camerali-ambasciata ogni morte del papa, o feste/ritrovi tipo quella di giovedì gira molto a ognuno per sè.

Non siamo i soli comunque: altre nazionalità ci assomigliano (spesso i tedeschi), altre sono l’opposto (francesi, coreani a americani possono vivere in minicomunità chiuse come se fossero a casa.). Quali le ragioni di questo? Io ne metto qui sotto una lista basata su conversazioni con italiani all’estero. Liberi di integrarla o disintegrarla a piacimento:

Dinamiche culturali
- Se devo viaggiare per 7000 km e stare con la stessa gente che trovo a casa, che senso ha?
- Ma perchè devo ritrovarmi ancora con i truzzi e gli arroganti che trovo a casa?
Versione politicamente corretta: sono nell’ombelico del mondo e sarebbe limitante, voglio essere una spugna culturale e capire persone da nazioni diverse dalla mia.

Dinamiche di coppia paritarie
- Le donne italiane sono stressanti (versione originale censurata), le -qualsiasi altra nazione non occidentale- sono gentili, ti trattano con rispetto e non rompono i &/(&/(.
- Gli uomini italiani sono spesso stronzi o arroganti, gli – qualsiasi altra nazione del globo- hanno quel qualcosa di diverso.
Versione politicamente corretta: avere a che fare con persone così diverse stimola curiosità al primo approccio, e una relazione interculturale ti fa affrontare le piccole difficoltà quotidiane con più tolleranza.

Conseguenze profittatrici dello stereotipo dell’italiano/a
- (Uomo) Sai, c’è sempre questo stereotipo degli italiani (uomini, non pasta a mandolino). Voglio dire, per una volta che posso approfittarne, ma perchè no?
- (Donna) Per quel che mi dicono (gli uomini) le italiane sono sempre viste hot, stylish e funny. E per una volta che son cose positive, lasciamoglielo credere!

Sindrome identificativa persona-nazione
- Quando usciamo io sono (nome), ma sono anche “Italia”. Mi piace e non voglio condividere l’emozione/vantaggio o dare metri di paragone.

Sindrome di relatività persona-nazione e pari opportunità
- Ci sono così tante persone incredibili in giro che non vedo il semplice fatto di essere italiani come una spia dell’essere interessanti.

Sindrome di rigetto problemi (degli) italiani
- Quando siamo troppi italiani si va invariantemente a finire su: il sistema Italia in crisi; Berlusconi, Prodi e Beppe Grillo; l’Italia è indietro; l’Italiano crede di essere furbo e si fa fregare; l’italiano non sa fare sistema; (da navigati expats) l’italiano medio che arriva qui non ha idea di cosa sia la Cina, fallisce e torna indietro dicendo che “i cinesi non capiscono il bisniss“; in Italia si sta peggio; in Italia si vive meglio; ma la mozzarella, ma la Nutella, ma la mamma bella; …

Cinesinizzazione / Sindrome dell’emigrato permanente
La frase me la ricordo come se fosse ieri: “In Italia mi sono sempre sentito fuori posto, qui è diverso. In pratica sono passato permanentemente dall’essere alienato in patria ad alieno all’estero”.

Sindrome asceto-patriottica
- Lavoro così duramente per cambiare la percezione dell’Italia e degli italiani nel mio ambiente, poi incontri personaggi impresentabili come Mr.X e devo ricominciare da capo.

Io mi riconosco in alcune di queste, altre no. Accetto il fatto che la prima parte dell’articolo sia una visione parziale scaturita dal mio punto di vista e sono sicuro che di gruppi affiatati di numerosi italiani ce ne siano. Sono altrettanto sicuro di non averle mai viste.

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1 settembre 2007

Si viene e si va, le montagne russe di una vita sociale instabile

C’è una fase che ricorre costantemente sin dai primi mesi di vita qui in Cina, sono quei momenti dove persone con cui hai condiviso un pezzo di strada se ne vanno, portando con sé inevitabili momenti di riflessione che ruotano sempre attorno a due emozioni antagoniste.

Tristezza. La gente va, e sebbene ora più che mai sia possibile tenersi in contatto a distanza le chance di incrociarsi nuovamente sono sempre estremamente scarse. Specie fra quelli che di questi momenti ne hanno visti tanti, è inutile fare retorica: sono addii con puntata vicino all’1|1. E’spesso meglio dirsi semplicemente bye, come ogni sera. Poi dopo un ennesimo farewell party ti svegli un sabato mattina e ti dici che sì, quella persona con cui hai passato tot tempo, magari divertendoti in un club, facendo quattro chiacchere sulla vita davanti ad un caffè o assaporando un birra davanti al Bund… è andata. Creando magari e a seconda dei casi un piccolo grande vuoto di abitudini, riti o sentimenti.

Per il fatto stesso di pensare al perchè ti mancherà qualcuno è naturale ripercorrere i momenti vissuti insieme, molto spesso ritrovandosi a sorridere, a sentirsi bene e sentirsi fortunati e soddisfatti di averli vissuti.
E ogni volta sempre lì si ritorna: a domandarsi se ne vale la pena. E come sempre è un processo dove si cerca di mettere su una bilancia queste emozioni contrapposte che per quasi per definizione non si riescono a pesare come i pomodori, o il riso.

Non finirò di scrivere in preda alla sindrome di Pollianna (tutto ha un senso, tutto è bello, dall’omonimo cartone animato), la verità è che l’emozione di fondo è che è così e non ci si può far nulla e si va avanti. Come è vero che i long-term (più meno quelli che stanno qui più di sei mesi) tendono a crearsi uno scudo più o meno forte e più o meno voluto verso quelli che si sa se ne andranno in due mesi. E invece finisco dicendo che per me il conoscere persone che ti lasciano qualcosa e ti arricchiscono, o semplicemente ti regalano anche un solo momento che non dimenticherai in vita, pesa ancora molto. Anche se l’altro piatto della bilancia per un po’ pare pesare di più.

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