We are ready – Olimpiadi Pechino 2008
Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi qualcuno ha fatto del countdown un evento. Nel giorno che marcava il meno un anno alle olimpiadi roboanti servizi televisivi, radio e giornali hanno scritto o proclamato migliaia di parole su quanto la Cina abbia fatto per prepararsi a queste Olimpiadi. La gaia attitudine, nonchè l’assidua ripetizione del concetto chiave con cui la gente deve avvicinarsi al grande giorno è perfettamente esemplificata da questo video ufficiale.
Lo stesso giorno, ma dubito che ne abbiate letto qualcosa, un gruppetto di canadesi ha deciso di manifestare la loro ignoranza sulla situazione tibetana (sarcastico) esponendo un gigantesco “F r e e T i b e t” in inglese e cinese sulla grande muraglia. Rimpatriati dopo una notte di interrogatori.
Lo stesso giorno, Reporter senza Frontiere ha organizzato un test a Pechino (inglese | italiano): hanno fatto una conferenza stampa sulla violazione di libertà individuali in Cina, e poi se ne sono usciti davanti al palazzo che ospita il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (BOCOG) con dei manifesti con manette al posto dei cerchi olimpici. Trattenuti per qualche ora, sono stati espulsi il giorno dopo.
Ora, nonostante sia ovvio che questi non siano semplici exploit di stranieri che parlano a nessuno, è altrettanto cristallino che chi organizza queste manifestazioni non coinvolge cittadini cinesi, forse perchè loro sarebbero già in Patria, e probabilmente non verrebbero espulsi ma incarcerati per qualche anno e rieducati. Ad ogni modo, sebbene nessuno protesti per quisquiglie come i diritti umani, ci sono varie persone che guardano al sodo, per esempio al trasferimento forzato delle persone che vivono vicino ad aree interessate allo sviluppo urbanistico olimpico. Intanto dall’altra parte del Mar della Cina, il Taipei Times se ne esce con questo articolo, tanto per aggiungere un po’ di pepe alle relazioni tra i fratelli separati. Sempre lo stesso giorno, dall’altra parte del Tibet, in India, diecimila tibetani si riuniscono in protesta per i diritti umani.
Dal versante ambientale, l’ufficio controllo metereologico fa piovere regolarmente per testare l’efficacia della pioggia nell’abbattere l’inquinamento. E comunque qualcuno si comincia a chiedere se le autorità cinesi riusciranno a controllare tutto. Per la cronaca, l’inquinamento a Pechino è normalmente più del doppio (e a volte il triplo, capita il decuplo) del nostro massimo livello di guardia. Targhe alterne, nuove linee metro, nuovi bus. Stanno facendo qualcosa, anche se in molti credono sia troppo tardi e si andrà a misure emergenziali piuttosto che strutturali.
Questi i fatti (come riportati da ostili media occidentali, ovvio), personalmente credo che ci saranno molte manifestazioni del genere durante le Olimpiadi, e allo stesso tempo che i cinesi troveranno un modo per risolverli senza troppo clamore (i falchi non si aspettino reporter incarcerati dunque). Credo anche che le Olimpiadi che si vedranno fuori saranno condite con queste notizie, e i giornalieri aggiornamenti sull’inquinamento, come sono convinto che qui in Cina, i cinesi saranno marginalmente toccati da tutto questo. Il gioco sta nel non raggiungere mai la massa critica di protesta, e in un Paese con un miliardo e mezzo di persone il numero è notevole. Sicuramente, le Olimpiadi del 2008 verranno ricordate per anni a venire, in che modo è presto per dirlo. Certo, sarebbe un bel dispetto ai cinesi che anni di costruzioni (acquatics center | bird ’s nest | CCTV tower tanto per citarne qualcuno), make-up e preparazione logistica passassero in secondo piano rispetto agli atleti che arrivano un giorno prima della gara per non respirare troppo l’aria, o le note di agenzia dell’ennesima conferenza stampa di protesta accanto al’ultima medaglia d’oro.
Ricordo quando si organizzavano conferenze per l’AIESEC. Tutti dietro la logistica, i coffe-break, l’ultimo gadget, le sponsorizzazioni di bottiglie. Certo, tutte queste cose sono una buona infrastruttura, ma è il divertimento, è l’evento, è l’attitudine delle persone che incontri che fa la differenza. Le Olimpiadi non sono una conferenza AIESEC, ma se anche in minima parte funzionassero le stesse dinamiche, fossi un cinese mi preoccuperei.
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Mah, cosa vuoi, a noi ormai nelle mollezze del benessere occidentale (che non si sa quanto durerà) certe cose, per convinzione o per demagogia vengono dette, sussurrate, sottintese con ammiccamenti schifati.
Sono certo che immediatamente prima e subito dopo il dopoguerra, in condizioni di fame, ricostruzione et similia non si guardasse tanto per il sottile nenche da noi. Diritti, garanzie, benessere eccetera, sono figli delle generazioni successive. Lì c’era solo da sopravvivere ad ogni costo, ringrazinado Dio di esserci ancora il giorno dopo. Era solo 60 anni fa. Quindi il mio messaggio agli “schifati chic” è “lasciate che la Cina vada così. Ne usciranno meglio e più in fretta di quanto siamo stati in grado di fare noi”.
Poi magari fra 20 anni faranno inchieste tipo Bologna o Ustica, ma intanto ne saranno fuori. Mica per niente hanno 3000 anni di civiltà in più dell’occidente… Che pensi ?
A seguito dell’altro messaggio, chi si picca di sostenere che non gli piace quel che fa la Cina nel suo complesso, oltre che a saperne spesso meno di nulla, non tiene conto che, ad esempio, a me e a tanti altri non piace per nulla quel che sta facendo il mio Presidente del Consiglio, ma lui non ci bada: tanto quanto i boss Cinesi. E non ha nemmeno gli occhi a mandorla… E la lesione dei diritti civili si attua in 1000 modi, più o meno subdoli, più o meno scoperti, più o meno vigliacchi e non sono assolutamente convinto che noi ne siamo esenti, anzi…
Quindi se la moda demagoga del momento è, o sarà, per le Olimpiadi, “dalli al Cinese” io non sono assolutamente d’accordo.
Sono d’accordo su tutti e due i commenti. Io non sono affatto sul “dalli al cinese”, ma credo che alle volte siano un po’ troppo naif, tipo pensare di ospitare le olimpiadi senza concedere maglie più larghe alla stampa, o risolvere l’inquinamento con le targhe alterne.
A dirla tutta, mi dispiacerebbe se le olimpiadi venissero ricordate solo per cose spiacevoli, perchè qui ci stanno lavorando davvero duro e lo sforzo va comunque apprezzato. Ad ogni modo un cerimonia d’apertura con un po’di nebbia o una maratona rinviata per smog sarebbe un campanello d’allarme per il mondo ma soprattutto per la Cina su quello che sta accadendo qui. Che si voglia ammetterlo o meno, il punto di non ritorno è vicino, e se non si cambia qualcosa i primi ad essere toccati dai disastri, a livello assoluto causa poplazione, saranno proprio i cinesi.