Siamo sempre noi…
Come sapete una delle mie zampe è tra i simpatici colleghi della Camera di Commercio, ieri, dopo tempi immemori di esilio dall’ufficio son stato invitato ad una festa di compleanno di due simpatici italiani che hanno noleggiato un locale intero. Credo che il 90% degli italiani a Pechino per lavoro fossero lì. Insieme ad altri stranieri e cinesi soprattutto loro colleghi.
Mi han fatto pensare due cose principalmente: la prima è quanto siano cambiati gli italiani all’estero rispetto a quelli a cui molti pensano (i figli della vecchia little italy a NY per esempio, le valigie di cartone, gli emigrati in Germania..). La realtà odierna è fatta di persone che cercano il loro sogno cinese, o che vogliono una semplice esperienza all’estero, alcuni magari in stage, altri per un periodo di un paio di anni. Quello che li accomuna è che lavorano, in linea di massima, con o per aziende italiane. A corollario di questo, non poteva mancare una nota triveneta
Tanti, tanti veneti sono qui a Pechino. Direi un 50% di quelli che ho incontrato è nato o ha vissuto in Veneto (moltissimi di quelli che conoscono il cinese son passati da Venezia). L’ho notato quando una simpatica ragazza ha scherzato sulle brutte qualità dei padovani (ma anche qui?!) e si son girati in tre (Saonara, Cadoneghe, Rubano). Altra buona parte viene dalla Lombardia (e giù improperi sui bergamaschi
).
Insomma, siamo sempre noi. Quelli che non rinunciano a giocare sulle piccole grandi differenze di qualche kilometro, quando in Cina 6 ore di treno sei ancora “vicino a Beijing”. E siamo sempre noi quando ci mettiamo a fare un italianissimo trenino al limite del kitch sulle note de “Il triangolo no”.
Ed è così che tra centinaia di piccole grandi storie che si intrecciano ti rendi conto che c’è un Italia che si muove e che non vuole fermarsi e che, seppur con qualche difficoltà rispetto ai colleghi europei, sta arrivando in Cina.
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