Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Articoli Cina

1 settembre 2007

Si viene e si va, le montagne russe di una vita sociale instabile

C’è una fase che ricorre costantemente sin dai primi mesi di vita qui in Cina, sono quei momenti dove persone con cui hai condiviso un pezzo di strada se ne vanno, portando con sé inevitabili momenti di riflessione che ruotano sempre attorno a due emozioni antagoniste.

Tristezza. La gente va, e sebbene ora più che mai sia possibile tenersi in contatto a distanza le chance di incrociarsi nuovamente sono sempre estremamente scarse. Specie fra quelli che di questi momenti ne hanno visti tanti, è inutile fare retorica: sono addii con puntata vicino all’1|1. E’spesso meglio dirsi semplicemente bye, come ogni sera. Poi dopo un ennesimo farewell party ti svegli un sabato mattina e ti dici che sì, quella persona con cui hai passato tot tempo, magari divertendoti in un club, facendo quattro chiacchere sulla vita davanti ad un caffè o assaporando un birra davanti al Bund… è andata. Creando magari e a seconda dei casi un piccolo grande vuoto di abitudini, riti o sentimenti.

Per il fatto stesso di pensare al perchè ti mancherà qualcuno è naturale ripercorrere i momenti vissuti insieme, molto spesso ritrovandosi a sorridere, a sentirsi bene e sentirsi fortunati e soddisfatti di averli vissuti.
E ogni volta sempre lì si ritorna: a domandarsi se ne vale la pena. E come sempre è un processo dove si cerca di mettere su una bilancia queste emozioni contrapposte che per quasi per definizione non si riescono a pesare come i pomodori, o il riso.

Non finirò di scrivere in preda alla sindrome di Pollianna (tutto ha un senso, tutto è bello, dall’omonimo cartone animato), la verità è che l’emozione di fondo è che è così e non ci si può far nulla e si va avanti. Come è vero che i long-term (più meno quelli che stanno qui più di sei mesi) tendono a crearsi uno scudo più o meno forte e più o meno voluto verso quelli che si sa se ne andranno in due mesi. E invece finisco dicendo che per me il conoscere persone che ti lasciano qualcosa e ti arricchiscono, o semplicemente ti regalano anche un solo momento che non dimenticherai in vita, pesa ancora molto. Anche se l’altro piatto della bilancia per un po’ pare pesare di più.

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  1. Bè, ogni tanto fa bene, tra le mille vaccate che si trovano sui blog, leggere pensieri non proprio peregrini che tirano su di qualche spanna quello che si definisce il medio sentire. E’ la ruota della vita e molto dipende da come sta benedetta ruota si gestisce a livello individuale. La puoi vedere come ruota della tortura medievale, e allora diventa un calvario, o lo stesso tracciato se vissuto come un giro sulla giostra a catenelle delle sagre di paese, magari addolcito con un bel batuffolo di zucchero filato, dai, alla fine non è poi così male. E però è certo che ogni minimo evento, pur che lasci l’amaro, va sempre riposto nei cassettini della memoria. E’ diventato parte di noi. Noi siamo noi e, superando quel filosofo che diceva che noi siamo quel che mangiamo, io direi che noi siamo quello che abbiamo vissuto.
    E adesso via con un’altra birraaa !!!
    (ehm, non vorrei correggermi, ma non è che noi siamo solo le birre che abbiamo bevuto?)

    Comment di Patrizio [Visitatore] — 2 settembre 2007 @ 4:37 am
  2. Una frase “incontrata” per caso mi ha fatto pensare a quello che avevi scritto tu :) “come potremmo sopportare la vita e il trascorrere del tempo se continuassimo a rimpiangere un certo giorno o un certo anno; se non sapessimo che ogni giorno della vita riempie l’intera vita di speranza e di memoria, e che speranza e memoria sono quel giorno?” (C.S.Lewis)

    Comment di Oana [Visitatore] — 7 settembre 2007 @ 6:21 am

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