Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Articoli Cina

28 ottobre 2006

Global Stomach

Ero a far selezioni per AIESEC qualcosa più di una settimana fa. Periodo autunnale, tutto unificato per Beijing, logistica organizzata dal Comitato della mia università , quattro o cinque sale con tre selezionatori ciascuno in commissione, due giorni di paura.

Al di là di questo, ho avuto modo di parlare con tanti studenti col desiderio di partire per l’estero, e nonostante la gran sfaticata ne è valsa la pena perchè intervistando le persone si impara sempre qualcosa. La maggior parte delle persone qui non è mai andata all’estero, non ha mai letto nulla che non fosse scritto in Cina, raramente ha avuto modo di conversare con qualche straniero al di fuori delle ore di inglese. Naturale che questo porti spesso molte a persone a esprimere ingenuità totale, scarsa flessibilità o solo apparente cultural understanding. A quel punto, ridimensionando gli standard a cui ci si abitua in quel dell’Europa, si cerca di selezionare quelli veramente con una marcia in più o quelli che perlomeno danno il beneficio del dubbio.

Resto convinto tuttavia, che di tutti i cinesi che partono per un’esperienza all’estero, non molti si immergano veramente in un’altra cultura chiedendosi il perchè delle cose (come il grande Giuliano), perchè qui è tutto talmente diverso e talmente puntato sul nondetto, sull’indiretto, su totali diversi standard comportamentali che l’esperienza deve risultare mediamente scioccante. Risulta estremamente rude, tanto per fare un esempio di diverse prospettive, andare senza dire “bye” mentre i gargarismi (eufemismo) che giornalmente fanno concerto nelle strade risultano facenti parte di una serie di azioni non incentivate, ma neanche estremamente condannate. Una studentessa (chimica) che è stata in Italia mi ha detto che gli italiani non sono professionali all’università perchè quasi mai vestono il camice e gli occhialoni e ridono durante gli esperimenti. Vaglielo a spiegare cos’è uno spritz o cosa significa focalizzare un concetto piuttosto che faxare una pagina di libro in testa.

Ad ogni modo, ci sono sempre quegli unici individui che ti colpiscono per la loro testa, per le prospettive, per il modo di affrontare le cose. E averne avuti a colloquio è stato sempre un gran piacere. Uno di questi, alla banalmente semplice (e per questo potenzialmente micidiale) domanda “perchè vuoi andare all’estero” mi ha risposto così: “sono stanco di avere sempre le stesse prospettive, le stesse interpretazioni, voglio vedere com’è il mondo la fuori, voglio conoscere persone diverse da me e farmi un’idea… una prospettiva globale, un modo di vedere le cose globale. E voglio anche avere uno stomaco globale” “stomaco globale? Cosa intendi?” “la capacità per la quale ovunque vada, non abbia mai problemi ad adattarmi al cibo locale”. Promosso.

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  1. Voglio andare in cina per vedere se è vero che sono così tanti… promossa?
    ^__-

    Comment di Anzeledda [Visitatore] — 29 ottobre 2006 @ 4:25 pm

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