Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for agosto, 2008

Olimpiadi Pechino 2008

25 agosto 2008

Le mie Olimpiadi

Stefano Bosello articoli cina olimpiadi bob 2008

Arrivato a Pechino il 18 luglio con il mio treno preferito, chiacchierando con i colleghi su cosa ci saremmo dovuti aspettare nel mese a seguire. Passato un’interminabile settimana di training in una scuola internazionale, dove tutti i District Manager e gli Chef si sono imparati a memoria il piano di battaglia. Sulla carta perfetto a livello macro, già in partenza difettava di qualche dettaglio, ma si va avanti. Ordine di battaglia: seguire i menu, seguire il piano. Nel piano io ho otto posti da tenere d’occhio. Una gincana di task a matrice, una bella sfida.

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I potenti mezzi di un budget milionario mi hanno permesso di condividere la stanza di albergo con un russatore professionista, con grande stress da mancanza di sonno per l’intera settimana. Nel frattempo, le prime sfide all’orizzonte: camion bloccati all’entrata da security che non vuole prendersi responsabilità, responsabili che arrivano in Cina all’ultimo minuto, fornitori che non trovano la merce o che non hanno chiari dettagli tipo “ma sono 100 o 1.000 le torte al giorno?”.

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Si comincia. Dall’albergo io e un collega veniamo destinati ad un appartamento con… una stanza. La foto riprende il momento catartico del lancio della monetina: chi avrebbe dormito sulla branda militare in soggiorno? Vinco. Una settimana più tardi il mio collega si trasferisce da amici.

I primi 10 giorni sono stati formativi: chiamate ad ogni ora del giorno o della notte, aperture, chiacchiere, discussioni, staff che arriva da Shanghai, caffè. Tanto caffè. Dopo due giorni capisco l’ironia delle cose: ogni posto serve pasti a persone spesso massicciamente di un’unica nazionalità (per esempio, la boxe ai canadesi, il beachvolley ai brasiliani, …). Questo ha significato lavorare ancora più duro per offrire in ciascuno di essi l’offerta adatta. Velocemente. Più di cinque giorni in un olimpiade fanno la differenza alla fine tra un servizio “perfetto” e uno “decente“.

Tutto d’un tratto la parola d’ordine non è più seguire il piano, è avere fantasia, cambiare, adattare. In Cina questo significa rischiare alla grande perché il personale ha bisogno di tempo e pazienza altrimenti va in confusione. Un lavoraccio, per di più in cinese 100% perché tutti gli chef a me assegnati (resto del personale neanche a parlarne) non parlano quasi una virgola di inglese.

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Nel frattempo, dall’ufficio, il capo dei capi ogni giorno trova una vittima: un giorno gli acquisti, un giorno le risorse umane, prima chi non segue i piani, dopo chi non sa cambiare. Ogni virgola di pressione ricevuta dai piani alti del cliente viene trasferita sotto pari pari, con deludente scelta di modi, tempi, e capacità di comprensione della realtà sul campo. Mi fermo qui per amor di sintesi e perché sono dettagli interni all’azienda, ma personalmente sono stato estremamente deluso dalla gestione del progetto, soprattutto sul trattamento dello staff. Non mancherà la voglia di farlo notare, e vedremo cosa questo significherà.

Altra cosa che mi rimarrà di questa esperienza olimpica è decisamente il fatto di viverla da addetto ai lavori. Con il Pass per entrare in tutte le strutture, il piacere di vedere in internet l’orario di un partita e sedersi in tribuna stampa, entrare dove gli spettatori non possono, scorrazzare per la corsia olimpica quando le altre macchine son bloccate dal traffico pechinese, capire quante persone e quante storie ci sono dietro un Olimpiade per riuscire a far girare la macchina. Tante davvero.

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Professionalmente, l’aver visto il nostro personale di Shanghai distinguersi alle Olimpiadi, il districarsi tra mille impegni senza pause (un giorno “libero“, ma attaccato al telefono, in un mese e mezzo), la pressione per raggiungere i risultati ed i risultati ottenuti sotto ogni aspetto, i ringraziamenti dei tanti responsabili e clienti; tutto questo rimarrà di sicuro tra quelle esperienze lavorative che ti insegnano parecchio, e di cui essere orgogliosi.

Ora vado al lavoro, scriverò del perché sia così in ritardo…

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Olimpiadi Pechino 2008

12 agosto 2008

Beachvolley, Boxe e grande scherma. Cronache di emozioni olimpiche.

Stefano Bosello articoli Cina - Olimpiadi Pechino 2008

Non macchierò questo post con tristi lamenti sul lavoro 24/7 di queste settimane. Oggi sorrido perché in tre giorni sono riuscito a ritagliarmi qualche momento per me, rilassarmi, rendermi conto di essere dentro le Olimpiadi. Spesso, causa ritmi, lavorare a testa bassa non ti lascia assaporare ed osservare quel che ti passa sotto il naso, e non è questo il modo in cui mi piace vivere quel che faccio.

Ad ogni modo, dopo attento studio ho deciso di provare a entrare dove mi è concesso. Beachvolley, mi avventuro seguendo qualche operatore. Passato un primo cancelletto mi imbatto in due stangone marcate “Cuba” in bikini da gara con allenatore al seguito e telecamere: sono lì per insegnarmi il significato di “Mixed Area“. Annotare: l’area è mista operatori tv-giornalisti ed atleti. Senza far capire che non ho idea di dove mi trovi scruto i cartelli che indicano il permesso necessario ad entrare al livello superiore. Mario Bros ha due scelte: atleti blu o media rossi. Facile: media rossi! Nessun mostro di fine livello, solo la scelta tra tribune media per telecronaca e quelle libere. Annotare:Media Tribune” è la scritta da ricercare d’ora in poi.

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Il Bechvolley ha un’atmosfera tutta sua, con il pubblico che si agita, le pon-pon che entrano agli intervalli tecnici, sabbia e musica. Quasi il contrario della compassata Boxe dove ho assistito per una mezz’oretta a due stecchini che si davano mazzate. Annotare: tutte le competizioni cominciano con le categorie minori per via via crescere fino alla conclusione.

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Ma stasera che sera. Stremato sto per uscire dall’ufficio quando leggo la notizia: tre italiane nelle semifinali di fioretto. No. Questa non posso perderla. Rapido studio della mappa, opera di convincimento del tassista che non vuole avvicinarsi alla polizia, camminata veloce ed eccomi qui. Ormai veterano recito la formula magica “Media Tribune” e mi accomodo. Purtroppo la coreana ha fatto fuori l’italiana, sfuma il sogno della tripletta. Pazienza. Assisto all’altra semifinale fratricida e poi il gran finale.

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Solo una domanda: ma è possibile che con la Vezzali sotto 4 a 5 a 45′ dal termine quel $$£%$£$ di cliente mi deve chiamare?

Ad ogni modo. Emozione alle stelle, la campionessa si guadagna il titolo mentre in contemporanea sistemo il problema al telefono. Premiazione emozionante, dal palco con giornalisti e telecamere. Scendo e sento, in italiano, che la conferenza stampa inizia subito. , quella nella stanza davanti a me. , quella con il numero di Pass 4. Non sarà un po’ troppo? Vabbè, basso profilo, ultima fila. Entrano le tre campionesse con interprete, emozioni, domande, la Vezzali che cita Rocky Balboa. Davanti a me Beppe Severgnini. Telecamere. Severgnini annota Balboa. Io mi convinco che , è perfettamente logico per me essere in conferenza stampa. Non ce la faccio, ma sono contento lo stesso. Memorabile.

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P.S. Riguardo alla domanda “ma perché cricchio parli inglese nei filmati”, la soluzione è “perché così la mia ragazza capisce almeno quelli nel mio blog”. Sì, coerentemente con quanto appena scritto… Il secondo video è in italiano.

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