Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for settembre, 2007

Tibet (Lhasa)

16 settembre 2007

Monasteri Tibetani II – Sera

Ringrazio i miei appunti per ricordarmi dettagli del viaggio in Tibet che probabilmente avrei già dimenticato. D’altra parte, la cosa può anche tornare utile perchè concentrandomi sui miei ricordi vengono probabilmente fuori le cose che più mi hanno colpito e che probabilmente non dimenticherò di Lhasa.

Il monastero di Sera non mi è rimasto impresso per l’ennesimo tempio dedicato a uno dei mille Buddha Shakamory, ma piuttosto per due grandi momenti per cui abbiamo tanto ringraziato la nostra guida. Il dibattito tra monaci che potete vedere nel video sopra è uno di questi. Gli studenti sono divisi per anno di studio, i più saggi (i “professori“) dibattono più verso l’interno e poi via via gli altri fino ai novellini sul fondo. Tra compagni di classe a turno uno o più fanno domande agli altri, cercando di mettere in difficoltà e mettendo a dura prova i ragionamenti logici imperniati sulla conoscienza del buddismo. Un esempio di conversazione livello novellino:

D: Vivrai fino a 50 anni?

R: Sì!

D: Sei un Buddha? (nel senso di saggio – monaco livello Joda)

R: … ehm, no.

D: E ALLORA COME FAI A CONOSCERE IL FUTURO? (pacca in testa)

La nostra guida ha fatto “le elementari” in monastero e così ha ritrovato i suoi vecchi compagni di classe che ci hanno permesso di sederci con loro. Nulla si poteva capire, ma tutto il nostro gruppo era semplicemente lì, a bocca aperta, ad ascoltarli discutere del perchè siamo su questo mondo, che senso ha la vita e argomenti del genere (almeno le domande erano più o meno tradotte dal nostro Mr. D, la guida).

Stefano Bosello Articoli Cina - Monastero Sera dibattito tra monaci

Non è fantastico che ci sia ancora qualcuno nel mondo che discuta di filosofia? Che possa fare una vita dove studia per 40 anni i perchè del mondo? Certo, io e probabilmente tutti quelli che leggono quest’articolo non ce la farebbero mai, ma è bello vedere che la filosofia puù essere qualcosa di vivo, qualcosa che interessa discutere, e non solo lo stereotipo-realtà di noiosissimi mattoni da digerire durante pomeriggi solitari da studente.

Stefano Bosello articoli Cina - Un te al Monastero Sera

Inebriato da questi pensieri, ammirato dalla vita che questi monaci hanno scelto di fare, seguo i miei compagni di viaggio all’esterno. Il fratello di Mr. D è un monaco, e ci vuole offrire un Tè. Ora, non so se riuscirò a scrivere un pezzo solo sul burro di Yak, ma basti sapere che in pratica è dappertutto. Il nostro gruppo contava me e Olaf, l’olandese, tra gli unici componenti a chiedere più e più scodelle di Tè con burro di Yak. Ne abbiamo bevute sei. Gusto molto intenso, questo corposo burro che tende a sciogliersi (non a galleggiare) nel Tè, formando una bevanda dal gusto irripetibile. E’un po’ come la Guinness, o la odi o la ami. Le nostre amiche infatti ne hanno bevuto due sorsi.
E così eccoci lì, in questa luce soffusa al tramonto, seduti in una parte delle cucine dei monaci, a dire Kah leh phe (Arrivederci) al gentilissimo monaco, per poi ripartire.

Stefano Bosello articoli Cina - Un te al Monastero Sera

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Articoli Cina

1 settembre 2007

Si viene e si va, le montagne russe di una vita sociale instabile

C’è una fase che ricorre costantemente sin dai primi mesi di vita qui in Cina, sono quei momenti dove persone con cui hai condiviso un pezzo di strada se ne vanno, portando con sé inevitabili momenti di riflessione che ruotano sempre attorno a due emozioni antagoniste.

Tristezza. La gente va, e sebbene ora più che mai sia possibile tenersi in contatto a distanza le chance di incrociarsi nuovamente sono sempre estremamente scarse. Specie fra quelli che di questi momenti ne hanno visti tanti, è inutile fare retorica: sono addii con puntata vicino all’1|1. E’spesso meglio dirsi semplicemente bye, come ogni sera. Poi dopo un ennesimo farewell party ti svegli un sabato mattina e ti dici che sì, quella persona con cui hai passato tot tempo, magari divertendoti in un club, facendo quattro chiacchere sulla vita davanti ad un caffè o assaporando un birra davanti al Bund… è andata. Creando magari e a seconda dei casi un piccolo grande vuoto di abitudini, riti o sentimenti.

Per il fatto stesso di pensare al perchè ti mancherà qualcuno è naturale ripercorrere i momenti vissuti insieme, molto spesso ritrovandosi a sorridere, a sentirsi bene e sentirsi fortunati e soddisfatti di averli vissuti.
E ogni volta sempre lì si ritorna: a domandarsi se ne vale la pena. E come sempre è un processo dove si cerca di mettere su una bilancia queste emozioni contrapposte che per quasi per definizione non si riescono a pesare come i pomodori, o il riso.

Non finirò di scrivere in preda alla sindrome di Pollianna (tutto ha un senso, tutto è bello, dall’omonimo cartone animato), la verità è che l’emozione di fondo è che è così e non ci si può far nulla e si va avanti. Come è vero che i long-term (più meno quelli che stanno qui più di sei mesi) tendono a crearsi uno scudo più o meno forte e più o meno voluto verso quelli che si sa se ne andranno in due mesi. E invece finisco dicendo che per me il conoscere persone che ti lasciano qualcosa e ti arricchiscono, o semplicemente ti regalano anche un solo momento che non dimenticherai in vita, pesa ancora molto. Anche se l’altro piatto della bilancia per un po’ pare pesare di più.

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