Ricominciamo a lavorare

Fa un caldo assassino. Un po’ più umido, un po’ più caldo e ancor meno ventoso di Padova. Vivo come una cavalletta, saltando di aria condizionata in aria condizionata. Passi se fossi in ciabatte, ma in pantaloni, camicia e cravatta proprio non se ne esce. Stamattina, beati bei propositi del lunedì, ho provato un bus che si è fermato ad un chilometro dall’ufficio, sono arrivato grondando. Eccetto questo evento stocastico è tutto un saltare da casa al taxi, all’ufficio, con un indolenza ad uscire per le necessità quotidiane. Eccetto dopo le undici, quando l’aria diviene un po’ più respirabile, anche se qui la temperatura va giù pochissimo rispetto all’Italia.
Così, variamente cotto al vapore, ricomincio a lavorare. Questa volta un ufficio ce l’ho, anche se sono sempre nomade di scrivania in scrivania. Pazienza, il caffè è decente. Oggi ho vissuto una di quelle scene alla Ally Mc Beal, quando lei vede cosa sogna in situazioni assurde, per poi svegliarsi e fortunatamente scoprire nulla di quel che aveva bramato era successo. Ecco, oggi la mia scena era far cadere all’indietro la sedia del mio supervisore e sferrargli un calcio nelle parti basse. In una settimana mi ha cambiato un asilo in una scuola, tolto la stessa scuola ed essendo rimasto solo un asilo con 80 poveri bambini mi ha tolto pure quello per evitarmi l’ora abbondante di strada. Così mi concentro sull’apertura della scuola che mi rimane, e tampono i tempi morti tra un caffè e un intenso screening del panoramana economico-sociale di Shanghai. Domani torna il superboss, non dissimulerò l’insoddisfazione. Ad ogni modo va bene così, troverò il modo di sfruttare la situazione; l’altrui indecisione mi ha sempre stimolato a decidere, l’altrui incoerenza al più freddo cinismo.
Per la legge del bilanciamento astrale la vita sociale va sempre meglio, quando sono arrivato qui sei mesi fa era il deserto, martedì scorso spedendo sms di ritorno mi sono reso conto di avere più di qualcuno a cui scrivere. Mi è proprio servito tornare, anche se per poco, mi rendo conto di essere più energetico, positivo, attivo. Forse negli ultimi tempi qui mi ero spento un po’. Sì, direi che mi sento rigenerato, grazie a tutti per le chiaccherate, i giorni passati insieme, le mangiate, i vostri sogni, le speranze e gli aneddoti di quest’anno passato di cui mi avete reso partecipe. E’stato bello ritrovarvi con un anno in più ma fondamentalmente gli stessi, quelli su cui sai che puoi fare affidamento. Spero di essere riuscito a trasmettervi che per me sarà lo stesso. Vado a farmi una pasta, non ho portato molte cose dal’Italia ma almeno quel chilo di grana, per quanto resisterà ai miei attacchi, si è felicemente stabilito nel mio frigo.
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