Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for maggio, 2007

Tibet (Lhasa)

27 maggio 2007

I monasteri tibetani I – Drepung

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Quando si pensa al Tibet, accanto a varie idee di altitudine e montagne, si pensa inevitabilmente ai monaci, ai monasteri, ad una dimensione di grande spiritualità. Sebbene la mia visita in Tibet fosse limitata a Lhasa e dintorni, posso dire di aver visto i principali monasteri e assaporato diverse e talvolta contrastanti emozioni.
Il primo giorno ci siamo recati al monastero Drepung, poco lontano da Lhasa, su una collina. Ogni tibetano conosce questo monastero perchè una volta l’anno un gigantesco thangka copre mezza montagna, con relativi pellegrinaggi e feste.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Un po’affannati causa primi scalini tibetani scorgiamo i primi monaci e le prime “cose rotanti” (dimentico sempre il nome). In questi oggetti è solitamente inscritto “Omma ni paimai hom” e devono essere fatti rotare in senso orario, come se li leggeste di continuo. Il significato è qualcosa di vicino a “portami fortuna/salute” o “proteggimi”.

Due cose rimangono particolarmente vive nei ricordi di questo primo impatto con la cultura tibetana: il primo è uno specchio. Sì: semplice, un po’ricurvo, appeso in uno dei mille tempietti di Drepung. Molti tibetani in fila, noi un po’perplessi a cogitare sul possibile narcisismo di queste persone. La nostra guida ci illumina: guardano dentro se stessi, tradizione tramanda che più il tuo futuro ti è chiaro, più nitida sarà l’immagine nello specchio. Mi metto religiosamente in fila e aspetto la sentenza. Mi vedo nello specchio, fissandomi per qualche secondo. Una vecchina dietro di me mi dice qualcosa; io credo che protestasse educatamente dicendomi di muovermi, ma la mia guida mi spiega invece che si complimenta perchè la mia immagine è nitidissima. Bene, futuro chiaro! Esco felice, con la mia amica Tas un po’invidiosa causa sua scarsa visione. E va bene, sarà la mia felpa rossa o l’essere più alto con relativi benefici angolari, ad ogni modo prendo e porto a casa.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Nel frattempo scorgiamo un’altra cosa comune a molti altri posti in Tibet: specchi ustori per bollire l’acqua calda. Proseguendo il cammino tra le vie del monastero ci si imbatte in numerosi pellegrini locali, monaci indaffarati e tanti turisti.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

Commentando il luogo sentiamo una megacampana chiamare l’ora della meditazione. Dentro il monastero, un centinaio di monaci cominciano a pregare recitando antiche frasi buddiste (Video, 3.79 Mb, Player DivX 6 necessario). Questa è la seconda cosa non dimenticherò di Drepung: l’emozione di sentirli, di sedersi rispettosi in un angolo, di carpire sentendosi colpevoli un video o una foto senza flash… e soprattutto di rimanere lì, ad ascoltarli è un qualcosa che lascia meravigliati. E’ tanta la spiritualità che traspare in questi luoghi, e la simpatia per queste persone cresce e può trasformarsi in fastidio e rabbia per i troppi turisti, soprattutto cinesi, che vedono ogni cosa come disneyland, disturbando rumorosi senza rispetto alcuno, spesso solo per mostrare al compagno di avventure la loro nuova macchina a miliardi di megapixel, che puntualmente non sanno usare.

Stefano Bosello articoli Cina - monastero Drepung

L’ultima immagine che mi porto dentro di questo monastero è parte della storia del Tibet. Quando i cinesi hanno l’hanno liberato pacificamente hanno usato il monastero come ospedale. Vicino ad una scala, in un angolo campeggia una scritta che più o meno dice “lunga vita a Mao che è arrivato qui per non andarsene più“. Amen.

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Articoli Cina

18 maggio 2007

Pensieri liberi

Essere single, e soprattutto relativemente non coinvolto in un’intensa vita sociale (traduzione: non esco spesso) offre la meravigliosa opportunità di pensare; ovvero il rischio di pensare troppo, a seconda delle interpretazioni. Non bastasse, me ne vado prima in Tibet, e poi mi lascio sedurre da un ennesimo DVD mattone (coinquilina basita ogni volta che guardo un DVD), questa volta su un grandissimo Ghandi. Se dunque mi diletto nella meditazione sulle grandi questioni dell’uomo, perchè non smaronare pure voi (ecco, anche stavolta niente pubblicazione sul Sole)?
Pensavo, sto forse cercando la perfezione? Perchè come mi insegnava Don Claudio anni fa, mentre ospitava nella sua casa colonica un’orda di universitari, la perfezione non appartiene a questo mondo, men che meno all’essere umano. Per inciso, solitamente chi sembra indenne dal Lato Oscuro della Forza è spesso colui che la Morte Nera la progetta (e per chi non ha mai visto Star Wars, fatevi una cultura). Un esperto di relazioni come il mio amico S. mi insegna tra l’altro che la perfezione stanca, mentre A. mi indica la via in prima persona: è stufo dei clichè e se ne sa amabilmente fregare. E’solo che alle volte mi imbatto in persone così alternative che mi chiedo alla fine chi o che cavolo sia la perfezione.
Una risposta credevo di essermela data quando ancora i Neri per Caso cantavano da Fiorello, centrando il tutto su me stesso anzichè su una perfezione oggettiva e astratta: cos’è la perfezione per me? Problema è che la soggettività non sempre risolve, perchè quando credi di sapere la risposta sei già diverso da com’eri quando hai cominciato a chiedertela, magari poi quella qualità, quell’esperienza, non contava poi molto, magari neanche quel difetto era così importante. Ma alla fine si matura, e che si voglia o no si rallenta, e pian piano quel lasso di tempo si restringe. Anzi, non direi si matura, si è solo più pigri.
Così, un’idea di quel che cerco è sempre meno sfocata. Trovarla è un altro paio di maniche. Una cosa è certa, quale che sia non la troverò davanti a questo laptop, per giunta sconnesso. Allora alzo le pensose membra da questo sgabello e me ne esco, che per quanto non intensa ho una vita sociale, e che per quanto la perfezione non mi folgorasse stanotte, quattro risate e un Black Russian solleveranno sempre da una settimana intensa.

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Tibet (Lhasa)

11 maggio 2007

Beijing – Lhasa, metafora del viaggiare

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Sono pochi coloro che alla domanda “ti piace viaggiare” rispondono con un No secco, quelli che esitano a volte son quelli che viaggiando per lavoro non ne possono più di una vita da nomade, o i pantofolai patologici. Che sia un viaggio dall’altra parte del mondo o alla ricerca di un ristorante dietro casa, all’umano tipo piace viaggiare. Certo, quando si passa alle motivazioni esse sono le più varie: staccare dalla routine, provare la sensazione dell’avventura (finta o vera che sia) magari visitando posti esotici, realizzare un sogno che sia ha da tanto tempo (mai pensato “forse un giorno mi potrò permettere il giro del mondo?), conoscere gente interessante, vivere un’esperienza fuori dalle righe (questi sono quelli alla “ciao cara, passo due mesi in Africa”)… e tante tante altre.
Detto questo, affianchiamoci il mio viaggio in treno:

parto da Shanghai con la sola ragionevole speranza che qualcuno a Pechino trovi un biglietto, accettando anche uno standing ticket per 48 di viaggio (poi fortunatamente tramutatosi in posto a sedere “hard seat“). La sola sensazione di provare una vaccata del genere appaga di senso dell’avventura.

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Rivedere i miei amici a Pechino, andare in una terra ancora ammantata di fascino meditativo, lo stesso viaggiare in treno da decisamente la sensazione di staccare dalla routine e prendersi un bella vacanza di Maggio.
Per le prime 24 di viaggio, viaggiando verso ovest, il paesaggio diviene sempre più desertico, passando per le mura di Xian (la città dei guerrieri di terracotta) e per Liaoning, arrivando infine a Xinning, capitale della provincia a nord del Tibet. Ci attende la seconda notte (Video ammasso umano, 1.94 Mb, Player DivX 6 necessario) e poi alle 5.30 di mattina si arriva a Golmund (la “porta del Tibet” se avete visto il film “7 anni in…”). Siamo in Tibet finalmente, e da lì si sale fino a circa 4000 metri per attraversare il “Plateau“: immenso, deserto, stupendo all’alba.

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Io e Olaf, il mio compagno di viaggio, siamo piantati in vagone ristorante da Golmund, godendoci ogni minuto. Dopo qualche ora di paesaggi lunari, viste troppo ampie per una fotografia, Yak spersi tra deserto e verde è ora di pranzo, che corrisponde anche al passo Tanggula, 5000 metri di ebrezza. Le macchine per l’ossigeno, funzionanti dalle porte del Tibet, pompano senza sosta, pur senza particolari sintomi da eccessiva altitudine non resisto dal provare la cannetta usa e getta. Dopo poche ore eccoci al lago Namtsu, fenomenale spettacolo di gigante d’acqua d’alta quota, uno specchio sul cielo. Il piacere della scoperta unita a panorami mozzafiato è una delle ragioni per ho voluto il treno ad ogni costo.

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Non bastasse, aggiungiamo due fattori: il treno cinese e il sentirsi in un’avventura come spinta a conoscere. Nel nostro compartimento eravamo i soli stranieri, non ho ricordi di aver parlato così tanto cinese in vita, e questo aggiunto alla cultura cinese dove la privacy è un concetto sconosciuto, come le domande da fare o meno ad uno sconosciuto… Bhe, tutti sapevano tutto di noi, tutti ci hanno raccontato tutto di loro e la cerimonia di due giorni si è inevitabilmente conclusa con il rito dei biglietti da visita. Così, il vicino che ti racconta delle scppatelle con la moglie, il poliziotto ubriaco al ristorante che gioca con te con “le carte della rivoluzione” (normali carte da poker con le massime di Mao unite a foto di propaganda), il gruppo di fantomatiche attrici da Hongkong che vanno in vacanza a Lhasa, il capotreno che proprio non è riuscito a trovarci un buco per dormire ma gli abbiamo offerto una birra lo stesso (nella foto non è lui, ma il suo vice)..

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Tutto questo è un’esperienza nell’esperienza, e ringrazio il mio anno a Pechino per avermi insegnato le basi per comunicare con questo pazzesco, “random“, fenomenale popolo di cazzoni (sì, questa parola sputtana l’articolo, che non sarà quindi pubblicato sul Sole). Se non avessi saputo il cinese avrei vissuto metà dell’esperienza comunque, parlando con i russi di Vladivostok perennemente sotto birra, Greg che sta viaggiando per tutta l’Asia nel suo anno sabbatico, Anne che insegna inglese a Xian, e due grandissimi italiani che lavorano a Pechino, uno a quella Camera di Commercio Italiana in Cina che fu la mia prima esperienza semilavorativa qui. Il mondo è piccolo dopotutto, e per gli stranieri in Cina, a volte, ancora di più.

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

Sono le otto di sera, tramonto. Finalmente, purtroppo, il viaggio è finito. Siamo a Lhasa, in una stazione faraonica costruita “in stile tibetano” (??), la nostra guida ci accoglie per portarci in hotel.

Stefano Bosello articoli Cina - Treno Beijing Lhasa train

E’ ora di riunire la Compagnia, ritrovando chi è arrivato con l’aereo. Del viaggio Beijing – Lhasa direi, sono contento di averlo fatto e lo rifarei, ne valeva decisamente la pena. Probabilmente non lo rifarò, ma siamo a Lhasa, ce l’abbiamo fatta! Inizia il mio primo viaggio in Tibet.

Stampa questo articolo Stampa questo articolo