Traffico in Cina, traffico a Shanghai

Ogni giorno prendo il taxi per andare al lavoro. Sì lo so, è da pazzi, ma non riesco a convincermi a svegliarmi 40 minuti prima per risparmiare un euro. Ad ogni modo, recentemente al posto di svegliarmi con la mio simpatico telefono ho aperto gli occhi grazie ad un coro continuo di clacson che sorpendentemente riflesso per 18 piani è giunto alla mia finestra. L’immagine che vedete sotto ne era la causa. Ecco, se foste svedesi sarebbe veramente difficile spiegarvi cos’è il traffico, quello vero, quello cinese. Diciamo che gli italiani hanno culturalmente dei punti in comune. Immaginiamo Napoli (Ferro, non t’arrabbià, non è colpa mia se siete i migliori!), dividiamo la velocità media per due, aumentiamo il traffico di quattro volte. Condite con rossi rispettati, ma mai in certe circostanze; clacson spesso premuto per almeno un quarto del tragitto; ancor più rigida legge del più grosso ovvero, in scala, pedone – bicicletta – scooter – macchina – macchinone – autobus – corrierone – camion cinese da costruzioni – Polizia.
A causa della diffusa incapacità di guidare di questo popolo di neopatentati (estremo? A a quanti di voi servirebbero due parcheggiatori per sistemare la vostra macchina in un posto tre volte più grande?), qui ci sono semafori ad ogni angolo. Le precedenze raramente costituiscono motivo sufficiente a fermarsi. Se aggiungete che in molti passano e partono con il giallo (il giallo è anche prima del verde, come in quasi tutto il mondo) e che il massimo del traffic-management sono di norma due strade a quattro corsie che si incrociano ad un semaforo… Bhè, capite che qui siamo alla giungla urbana.
Non siete contenti? Potrei aggiungere che i semafori stessi sono pazzeschi: sistemati dal lato opposto della strada, quasi sempre danno il verde/rosso per tutti… Immaginate una secondaria dove si accendono le luci color smeraldo: chi dritto, destra e sinistra, pedoni.. opposte direzioni, tutto in contemporanea.
Ma il subdolo pericolo non si ferma alla Cina: so che correrò per l’Italia attaccato al clacson, tentato dallo zigzagare per le corsie senza uno straccio di freccie, cercando i miei parcheggiatori mentre mi trattengo dallo “schiarirmi la gola” dal finestrino… Vabbè magari per la prima oretta. Molto ancora ci sarebbe da scrivere, ma mi fermo qui, con due cosette: la prima, immaginate un fulmine senza luce, un veicolo che non fa rumore. Immaginate che sia ormai buio per le strade. Ecco, quel che voglio dirvi è che se capitate da queste parti fate attenzione alle biciclette elettriche: fanali spenti, 40 all’ora, solo il flebile attrito delle gomme sull’asfalto ad avvisarvi che siete in pericolo.
La seconda? Sì, se siete interessati ad altre chicche potete fare un salto qui.
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