Stamattina mi chiama il mio responsabile, si va in gita! Prima tappa la scuola Franco-tedesca (impressionante unità da 1000 pasti), poi verso la Metro per organizzare un evento. Giriamo in macchina, e ovviamente ci perdiamo un po’, così tra argomenti lavorativi e meno ci mettiamo a parlare di Pudong, l’area di Shanghai al di là del fiume Pu (sì esatto, Pu è il fiume, Dong vuol dire est). Semplicemente 15 anni fa era aperta campagna, ora c’è un quarto dell’intera Shanghai, centro finanziario, aereoporto e due porti compresi. Parlando dello sviluppo tremendo di questi anni, mi racconta qualche interessante aneddoto di qualche anno or sono.
Scuola: circa nel 1985 nelle scuole si insegnava ancora che il capitalismo era il male assoluto, perchè favoriva le differenze sociali tra ricchi e poveri. Il socialismo era quello figo, perchè tutti erano uguali. Personaggi più studiati, ovvio, Marx, Lenin, sacro Mao e compagnia bandiera rossa trionferà.
Ristoranti: se così si potevano chiamare, era comunque interessante la burocrazia sottostante. Ogni persona, ogni giorno aveva a disposizione un bigliettino con scritto a quanto riso aveva diritto. Ovvio, varie fasce di età. Quando per esempio si compiva 12 anni si doveva applicare agli uffici per “l’upgrade” del riso, ricevendo i fogliettini aumentati. Tornando al ristorante, non solo si pagava, ma si doveva dare pure il fogliettino, sennò nisba.
Beni durevoli: questa è simpatica, provate a dirmi quando il cinese medio ha ricevuto il primo elettrodomestico e di che elettrodomestico si tratta. Tre, due, uno. Era il 1985 circa e parliamo di televisione in bianco e nero. Qualche anno più tardi venne il frigorifero (sì, prima tv, poi il frigorifero). E poi l’avvento della tv a colori e dal 1989 circa più o meno hanno negli anni agganciato sempre più le innovazioni (computer in primis).
Ora, misurando con la mia età, se alla nascita mi avessero mostrato una lampadina che più no che sì illuminava la casa, a tre dovevo portare il bigliettino per il riso e non c’era nulla da comprare, a cinque mi danno una tv, a sette un frigo coi gelati e la tv a colori, a dieci gioco con i miei amici con il Nintendo a “Pong”, a tredici non solo posso andare dal “casoìn” (in veneto, venditore di prototti caseari), ma non mi chiede manco il bigliettino, e poi a 18 papà compra la macchina per la famiglia e mi accompagna all’università… Qui in meno di 20 anni son passati dai nostri anni ‘40 al 2007! Non stupisce quindi che, in genere, qui non si badi molto a particolari come diritti umani, libertà di stampa e altre quisquiglie. Se è destino, arriveranno, intanto aspetta e goditi la nuova era del consumo.
Così, la nazione dove sino all’ultimo (e per certi versi sinora) il socialismo (comunismo) ha difeso il suo essere è diventata uno dei posti al mondo dove il capitalismo è più selvaggio, dove spesso si bada a diventare più ricchi e a mostrare ricchezza (il clacson non è mezzo, è status symbol: io macchina, tu piedi). E se vi chiedete cos’è successo, la risposta è semplice, dopo l’era di Mao un uomo è riuscito a giocare la sua partita, con il suo seguito: quello del cambiamento (contro i duri e puri). Deng Xiao Ping, appena eletto, ha lasciato Beijing e la boria della capitale, e si è fatto un viaggetto nel sud (storia ipersintetica, scusate le imprecisioni). Ha piantato un albero e ha detto: “gatto bianco o gatto nero, è buono se prende il topo, da oggi inizia il cambiamento“… Ovvero non importa con che mezzo, ma bisogna svilupparsi e crescere. Così, dopo aver aggiunto “la ricchezza è bene” se n’è tornato a Pechino con le aspettative di buona parte dei “luoghi che contano”, e con la fantasiosa locuzione “socialismo di mercato“. Quel che mi chiedo, è se saranno bravi abbastanza a gestire un Paese che a parole e politica cerca di andare in una direzione, e nei fatti e nei comportamenti si apre sempre più e tende a copiare tra i modelli più estremi di capitalismo occidentale.