Archive for marzo, 2007
14 marzo 2007
Sì, mi sono fatto 1200+1200 Km per andare a Pechino a pendermi il passaporto. Ho comprato i biglietti (ALberto, mi hai rovinato, adesso prendo solo cuccetta), ho preso il mio treno (ormai siamo al frequent traveller, ho fatto la tratta otto volte!) e sono partito. Accidenti, è proprio un peccato che l’ambasciata sia aperta solo nei giorni lavorativi: ho dovuto chiedere un giorno dal lavoro, e proprio mi conveniva prenderlo lunedì, così ho passato il weekend nella capitale.
Quando sono partito da Pechino ero stracarico di bagagli, con la testa al lavoro da cominciare, la nuova città, piccole grandi tragedie della vita. Sapevo comunque sarei tornato presto. Così questo è stato il mio weekend di addio a Pechino, passato con gli amici lasciati lì per la serie quattro chiacchere e stare insieme, senza megaclub o serate devastanti. Lunedì, tutti al lavoro, ho camminato a lungo per la città. Mi ha sempre aiutato a riflettere, mettere a fuoco, fissare i ricordi. Fissati talmente a lungo che quasi perdevo il treno di ritorno.
Credo che mi mancherà “la Cina” che ho conosciuto a Pechino, ma sono sicuro molto ci sarà da scoprire a Shanghai. Al tempo stesso so che lì fuori ci sono molte persone che vale la pena conoscere, e mi piace la sfida di riconominciare da zero. Ciò non toglie che ti manchino comunque le persone con cui hai condiviso un memorabile pezzo di strada.
Ciao Pechino, grazie.

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7 marzo 2007

A Shanghai! E non chiedetemi di più che conosco più o meno solo le strade vicino a casa… Ok, forse riesco ad essere più preciso: vivo in Hongqiao Lu, una strada abbastanza lunga per le geometrie variabili di questa città (rispetto alle strade rigorosamente perpendicolari di Pechino). Sono a 10 minuti a piedi da Xujiahui (foto) di cui potete vedere le due torri nell foto sopra. Il palazzone dove vivo fa angolo, ma sono abbastanza schermato dalla strada più trafficata. Dove vedete le luci c’è ogni genere di negozi (sì, ho trovato anche i massaggi e il barbiere Alberto), camminando per altri 10 minuti raggiungo l’ufficio, anche se vado lì saltuariamente. Più o meno in un raggio massimo di circa 2 euro di distanza taxi raggiungo quasi ogni genere di locali, ristoranti, supermercati. Devo solo capire dove sono, visto che decisamente qui sono ancora un po’ perso senza sapere in che posti andare. Il bello e il difficile di Shanghai è che rispetto a Pechino i “centri” dove trovare tutto ciò che si vuole sono molti di più: se nella capitale era Wudakou per gli studenti e l’area uffici-ambasciata di Sanlitun con poche notabili eccezioni, qui ce ne sono almeno una decina… Mi impegno a scovarli tutti, promesso.
Quel che mi manca di Pechino sono i ristorantini veramente a poco prezzo, e purtroppo essendo stato lassù per un anno non posso non pensare “Caro!” se un ristorante mi chede 6-10 euro per un pasto. Così, in attesa di trovare il posto giusto, abituarmi ai prezzi e magari ricevere lo stipendio ho deciso, per cena, di sfruttare le mie riserve alimentari italiane che causa dormitorio-spartano-senza-cucina non ho utilizzato per sei mesi. La birra di Pechino costa il doppio, la birra locale uguale: il mio frigo si adorna di 12 lattine di birra Reeb (ma perchè da 355 ml?!).. 2 euro e mezzo. Ora vado a dormire, domani si preannuncia giornata pesante.

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5 marzo 2007
Allora, vediamo se riesco a spiegarmi. Leggete questo post come los to scrivendo io: una vena ironica, una risata pensando alla scena. Allora, io lavoro come communication manager per Eurest, una sussidiaria di Compass group, multinazionale di catering&food. In pratica lavoro “nel ramo education” che significa lavoro in una scuola dove facciamo servizio mensa. La scuola ha due campus a 10 minuti a piedi l’uno dall’altro. Non ho un ufficio, vago tra le cucine, gli uffici, le persone, i potenziali problemi.
La cosa che mi fa ancora sorridere quando ci penso è che nonostante il mio focus sia la comunicazione con insegnanti e chiunque altro voglia interfacciarsi con noi nella scuola, sono anche il boss responsabile per “l’unità” che l’azienda ha nella scuola. Questo, in una settimana, ha significato presentarmi il primo giorno sul campo davanti al mio staff e chiudere la prima riunione del personale mensa dei due campus venerdì scorso. L’allegra banda include: me, un site manager, una responsabile per il campus piccolo, una book keeper, tre cassiere e tutta l’area cucine con una capo chef, 5 cuochi e un 25 aiutanti. Insomma, una quarantina.
Il lavoro può essere noioso se nulla accade, il difficile è che si lavora con logica opposta a quanto sono abituato: non c’è un competitor, un cliente da attirare con del marketing e via dicendo… C’è una serie complessa di procedure e operazioni che funzionano, ma che possono essere migliorate, e c’è soprattutto l’attesa per un problema, un complaint… e lo stress per risolverlo in fretta, o non risolverlo altrettanto in fretta facendo le giuste domande, girandola nella maniera giusta. Da questo punto di vista, nonostante mi ritenessi diplomaticamente avanzato, c’è un mondo da imparare, e il mio diretto superiore è un dritto con un repertorio degno di nota. Malizia, strategia, saper dire di no… e molte altre cosette che rendono interessante imparare il mio nuovo lavoro.

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