Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for marzo, 2007

Vivere a Shanghai

30 marzo 2007

Quando il sarto era un mestiere comune, il Fabric Market di Shanghai

Italia, anni ‘50. Volevi un vestito? Rammendo? Camicia? Vai dal sarto! Tantissimi, a prezzi accessibili. Ora, a parte la signora che “ti accorcia i pantaloni” farsi fare un vestito è quasi sempre un’area, e prezzo, da “alta sartorìa“.
Cina, 2007. Stefano comincia a lavorare a Shanghai senza passare per l’Italia. Urge l’acquisto di vestiti (sì, giacca/cravatta tutti i giorni). Problemi salariali a parte, i cinesi sono strani: pare che chi studia le taglie assuma che chi è alto come me sia anche cicciottello (sai com’è, vestito business, cene, bella vita). Così, tra i vestiti in negozio la scelta è inesorabilmente tra effetto svolazzo della giacca o maniche corte. Ecco spiegato perchè molti che vedo per strada hanno le maniche ad altezza pollice, esempio di circolo vizioso.
Comunque, settimana scorsa sono andato al mitico “Fabric Market” (Mercato dei tessuti). Centinaia di negozietti che vendono stoffa e prendono misure. Tipico esempio, me stesso: ho scelto un negozietto che mi ispirava fiducia, ho sfogliato più di qualche rivista disponibile in loco e puntato un modello di non so che sarto internazionale che mi piaceva, mi sono lasciato misurare, ho scelto la stoffa e i particolari. Avevo un interessante team di consulenti, tra cui la mia coinquilina che è una specie di ingegnere dei tessuti e la sua collega che è più sul design (fortunato vero?). Ho ordinato anche due camicie (stesso procedimento, sempre su misura). Domenica ritiro e vedo che è venuto fuori. Non tutti i sarti hanno la stessa qualità o son bravi in tutto, bisogna scovarli. In ogni caso, sfogliare un giornale e puntare quel modello Armani che ti cuciranno su misura è comunque un’emozione cinese da provare.

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Articoli Cina

27 marzo 2007

I DVD in Cina, vero mezzo di intrattenimento

I Cinesi sono avanti, non c’è che dire. Qui i DVD sono “mezzo di intrattenimento” molto, ma molto più che da noi. Del resto, quando va bene ce la caviamo con 20 euro… Si può chiamare un mezzo accessibile? Per carità, non tornerò alle battaglie di gioventù contro la SIAE e le grandi etichette discografiche, mi limito a dire che c’è della miopia.
E’estremamente interessante tornare a casa la sera, chiedersi “che facciamo?” e avere tra le opzioni “compriamo un DVD“. Da noi li affitti, forse. Ho cominciato ad acquistarne più di qualcuno da quando sono a Shanghai: passo spesso davanti a più di uno degli infiniti negozietti… Uno in particolare è talmente fornito da riuscire a trovare qualche classico italiano e film meno recenti.
Sono riuscito a trovare la terza serie del Dr. House, purtroppo erano solo 10 puntate in 5 DVD, così son ritornato al negozio chiedendo di cambiarli perchè pensavo fosse la serie completa. Sono tornato a casa con altri cinque ed uno in più. Fattore prezzo di sicuro determinante, ogni tanto il Governo cinese fa più di una mossa “pubblicitaria” chiudendo grandi industrie del falso, ma poco o nulla nel micro, nei negozi. Del resto, calcolandone la densità in un km di raggio da casa mia, credo siano milioni in Cina. Parlando con una mia amica cinese mi diceva che non vanno fino in fondo perchè così la gente sta a casa guardarsi i film… Fantapolitica a parte, è comunque un’industria che vale milioni.
Ancora una volta, concorrenza quasi perfetta (no, non cartello): prezzo unico 7 RMB a DVD (0,70 Eurocent). Film, programmi (Windows Vista Ultimate funzionante incluso), giochi fate voi, il prezzo è quello. Per coloro che vedono nel giusto compenso agli artisti, adeguata remunerazione delle major del cinema, l’hard box del DVD una ragione sufficiente per comprare gli originali, i prezzi oscillano tra i 20 e i 40 RMB (2-4 Euro).

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Articoli Cina

21 marzo 2007

Nella nazione del compromesso, qualcosa di estremo.

Si comincia sempre dal tempo dicono. Così, ibernato dalla mensa senza riscaldamento funzionante, umido dalla pioggia fuori e relativa scarsità di Taxi discorrevo con le cassiere chiedendo lumi sulla fine della ministagione delle minipioggerelline monsoniche (no, non conosco nessuna di queste parole in cinese, ma ci si capisce).
Eccola, eccola la frase che ti da quel frammento di lezione culturale giornaliera, scaturita da un “è proprio diverso da Pechino, non secco, non c’è il sole sempre, niente polvere, piove!”. La risposta, detta con la naturalezza di frasi tipo “la terra è tonda” è stata: “qui siamo nel sud, è diverso dal nord!“. Ma come nel sud mi chiedo e domando, qui siamo nel centro della Cina (asse nord-sud)!
Così resta, immune alle balle delle Province cinesi (come le nostre regioni) (per evitare macroregioni pericolose), immune alla fenomenale invenzione delle 55 minoranze riconosciute (per evitare un fronte unico federalista/centrifugo) permane solido nella cultura cinese l’idea sud-nord. Si sa, l’ovest non ha mai contato nulla economicamente (tra deserti e contadini, risorse naturali escluse), ma qui il centro non esiste. Nord dello Yangtze, sud dello Yangtze (fiume giallo), questa è la regola. Manco a dirlo, nelle menti degli abitanti del Sud, da Shanghai a Canton al neoacquisto HongKong, loro hanno fatto diventare la Cina quel che è: ricca, sviluppata, perno del commercio mondiale. Il Nord è buono a parlare e a copiare idee, ovviamente brutte copie. Il Centro… No, il centro non esiste ve l’ho detto!
Volendo essere apoliticamente satirico, parafrasando la battuta “mandiamoli i sindacati così si fermano” così spesso udita, mi lancerei in un… esportiamo Follini per spiegargli?

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