8 giorni tra Cina e italiano, grazie Alberto
Sono stati otto giorni di viaggio, serate, pagode, bevute e conversazioni… Tra l’altro in un periodo dove ne avevo bisogno. Mi ha fatto estremamente piacere fare da Cicerone ad un amico di sempre, al tempo stesso divertendomi con il mio cinese e cercando di spiegare “il non perchè” che anima gli abitanti di questa terra di mezzo, scompisciandomi nel vedere la totale distanza con la “cultura british” ormai assorbita in dosi massiccie dal mio compagno di viaggio. In più, il lavoro che parte a giorni mi darà decisamente meno tempo libero per mostrare la Cina agli avventori, rendendo questi giorni davvero speciali. Ecco quindi, ho trovato un’altra scusa per non scrivere sul Blog… ma mi faccio perdonare scrivendovi un breve riassunto di quel che abbiamo fatto con foto annesse.

Giorno 1
Arrivato in ritardo all’aeroporto lo trovo appollaiato sulla sua valigia, oggi ci si riposa. Hotel, prima birra e dumplings, due chiacchere sulle possibilità dei giorni successivi, quiz night in pub occidentale.

Giorno 2
Attacchiamo da uno dei must: Tienanmen, Città proibita. Ci stiamo per delle ore lasciando al resto della giornata solo il tempo di una prima introduzione al contrattare con in palio una camicia. La sera abbiamo mangiato con Giuliano e altri amici in un ristorante Sichuan, un tipo di cucina piccante. Momenti simpatici della giornata direi due: il ristorantino sud degli Hutong dove Alberto ha assaggiato il vero cibo “rustico” alla cinese e quando, ovviamente in ritardo per la cena, si è fatto tagliare lo scalpo perchè “non ce la faccio più“. I tipi dentro il barbiere mi han chiesto perchè voleva tagliare i capelli visto che erano già corti.

Giorno 3
Usiamo l’ultimo nostro giorno pieno a Pechino per andare alla Grande muraglia. Alberto comincia a denunciare un metabolismo alterato bevendo litri di acqua senza trovare un bagno ogni 5 minuti. Giornata piacevolmente conclusa con una visita d’obbligo al ristorante “originale” per l’anatra alla Pechinese, una tappa per un massaggio (lui aromaterapia, io spaccaossi cinese) e una prima introduzione a Sanlitun, il quartiere divertimento della città, dove abbiamo a lungo chiaccherato tra noi, il barista, gli italiani che passavano al banco.

Giorno 4
Capodanno! Arriva l’anno del maiale!!! Io sono stato invitato al pranzo organizzato dall’università credendolo un “tipico” pranzo, trovandoci poi in un ristorante BBQ. Poco male, siamo volati al Summer Palace dove Alberto ha deciso di correre lungo il “Corridoio dellalongevità” tanto che per poco mancavamo la torre. La sera ristorante Thailandese con tanti stagisti di AIESEC con cui abbiamo passato una luuuuuuuuuuunga notte tra chiacchere, fuochi, innumerevoli Black Russian. La città a mezzanotte era “on fire“. Nessun fuoco organizzato, ma dappertutto. Dopo aver perso uno dopo l’altro i membri della ciurma io e Alberto siamo alla fine tornati a casa alle 7 di mattina per una cena-colazione a base di chaofan al mio ristornate 24ore preferito.

Giorno 5
Stasera c’è il treno! Abbiamo investito il tempo nel mezzo per una visita al Temple of Heaven e relativo parco. L’incredibile scarso traffico di Beijing di quei giorni ci ha permesso di arrivare in tempo per il treno per Shanghai. Grandi esperienze in treno tra litigi per “qualcosa”, inabilità varie nei cambi posti, ristorante a bordo con festa “privata” del personale del treno per il primo dell’anno (Baijiu e birra inclusa, macchinisti invitati).

Giorno 6
Shanghai! Perdiamo un po’ di tempo a passare per casa mia, comprare le lenzuola vicino alla scuola dove passerò parecchio tempo. Poi prendiamo in prestito il Lonely Planet della mia coinquilina con mappa sbagliata e dopo esserci persi nella Concessione Francese finiamo davanti alla Pearl Tower, uno dei simboli di Shanghai, che decidiamo di visitare. Non fatelo in un giorno di vacanza nazionale, siamo usciti sei ore dopo. Tornando indietro siamo passati per Nanjing Road, visto il Bund e Pudong con tutte le mille luci accese e passeggiato per Xijiahiu. Serata italiana “relax” con pasta con vero grana (oooh!), bottiglia di Cabernet e spritz finale. Alberto è caduto dopo la bottiglia di vino cinese acquistata in un 24ore vicino a casa mia (mi piace casa mia!).

Giorno 7
Partiamo per Suzhou, conosciuta come la Venezia d’oriente. Perdiamo razionalmente il treno delle nove di mattina, ma il treno libero successivo è solo alle 2. Arrivati avevamo solo 3 ore prima di prendere il treno per Pechino. Nell’ordine, abbiamo chiesto cosa potevamo rapidamente vedere in così poco tempo ai nostri vicini in treno, a due ragazze fuori dalla stazione (mostrando il bigliettino datoci in treno) le quali hanno coinvolto una variopinta massa di gente che si fermava a vedere e dare il loro contributo. Il risultato è stato un autobus verso l’ignoto da cui siamo smontati senza vedere acqua o ponti per una divertentissima Hot Pot (piatto dove bolli le cose al tuo tavolo). Usciti, troviamo assolutamente a caso “Venezia”, ma troppo tardi per un giro in barca. Passeggiamo senza pagare il biglietto tra le strade (vale la pena) e prendiamo il taxi per la stazione… Per scoprire che distava soli 5 minuti dalla stazione. Vabbè, un’altra random experience in Cina.

Giorno 8
La sera prima abbiamo finito la birra del vagone ristorante, così abbiamo ripiagato per una partita a carte condita con il terribile quanto caratteristico Baijiu (tradotto malamente come “vino” di riso dai cinesi, in realtò meglio che non vi dica come viene fatto)Arriviamo verso le otto in stazione. Prendiamo il bus per l’aeroporto dove dopo un caffè saluto Alberto. Peccato che ne AirFrance (l’avevo detto io di non fidarsi dei transalpini) ne lo staff dell’aeroporto abbia informato all’esterno che la forte nebbia ha bloccato tutti i voli. Quando ho lasciato l’aeroporto erano circa le 11 e Alberto, lasciata la Cina, che non poteva uscire con il suo visto monoingresso, credo sia partito alle 18,30.
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