Le tre T
La piazza, il posto pieno di montagne e monaci buddisti, l’isoletta che una volta era la Cina “ufficiale” e che adesso non è riconosciuta indipendente. Queste sono le tre T, ovvero gli argomenti più hot per gli stranieri.. Perlomeno se si parla di politica.
Una settimana fa circa mi è stato chiesto di fare il Chairman per l’XPS, una conferenza AIESEC dove gli studenti cinesi in partenza per uno stage all’estero vengono preparati all’esperienza (dinamiche interculturali, cultural shock, business culture, goal setting e via dicendo). Lavorando all’agenda, considerando che la maggior parte di questi ragazzi non è mai andata all’estero e basandoci sulle esperienze raccontate da coloro tornati qui, si è deciso di inserire un modulo “pesante” (in termini di tempo) riguardante la cultura cinese. A mio parere l’idea è geniale, sarebbe bello vedere in Italia una sessione simile, ne verrebbero fuori delle belle (a riuscire a venirne fuori). Ma qui in Cina è diverso, c’è l’abitudine a non pensare e tantomeno a discutere cose “a livelli alti”: tutti pensano alla vita di tutti i giorni, ai problemi quotidiani e via dicendo. Noi, beninteso, facciamo lo stesso, ma per esempio gli italiani adorano parlare di politica almeno quanto adorano fare l’allenatore il lunedì mattina (liberi di commentare).
Noi, ci siamo chiesti se valeva la pena affrontare l’argomento in modo “conservativo”, sfiorando i tempi più caldi, oppure buttarci in una sessione mai fatta e rischiare. Sì, bravi, abbiamo voluto provare la seconda. Personalmente dirigere la sessione è stata una delle cose più difficili abbia mai fatto, in costante tensione a guardare le reazioni di cento facce, qualche volta a sbirciare non ci fossero esterni pronti a riportare le scandalose discussioni, pesando ogni sillaba. E’ andata, forse la chiave è stato il modo di presentare il tutto: non è politica, è un role play, ogni gruppo diviso in due doveva portare ragioni pro o a favore di frasi volutamente provocatorie. Di certo, vederli impegnarsi per esempio in un “la maggior parte dei taiwanesi non si sentono cinesi” ha valso la giornata e tutta la preparazione ad essa.
Stampa questo articolo








Facebook
LinkedIN