Dandong

Dandong è una piccola città cinese (solo 3 milioni di abitanti) che dista un fiume di distanza dalla Nord Corea, di qui passa la via più breve per raggiungerne la capitale Pyongyang . Eccetto per questo particolare geografico, Dandong è una città che non presenta altri segni distintivi: traffico medio, palazzi giganteschi in costruzione, parchi simpaticamente forniti di bestiole tra le quali annoveriamo la new entry “mucche alpine e mulini olandesi” e negozietti per turisti. Sì, perchè qui c’è una sola cosa che muove tutta le relativa economia legata al turismo: un ponte che per citare la Lonely Planet è stato “accidentalmente” bombardato dagli americani durante la guerra di Corea. Di pari acrobazia retorica è la mano tesa dei cinesi, simboleggiata da un set in bronzo con un numero imprecisato di soldati ai piedi dei quali campeggia la scritta “for peace” (click per ingrandire).
Il ponte è stato solo parzialmente distrutto: la metà cinese è intatta, così che i turisti (tanti) ne possano visitare al modico prezzo di 20 kuai le riverniciate strutture. Il nuovo ponte è stato costruito parallelo e molto vicino al vecchio, penso che scriverò qualcosa a proposito più avanti. Un aneddoto simpatico: la biglietteria del ponte reca dei numeri di primaria importanza (??) come l’aiuto medico e i vigili del fuoco (che sia come per dire.. chiamateveli?) ma il terzo numero è fenomenale: l’ultima frontiera, l’help desk per protestare per il prezzo del biglietto (vedere per credere). Dopo essere arrivati in stazione ci siamo sempre mossi sostanzialmente a piedi, confidando nella nostra cartina.
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For peace? Aaah, pensavo che ci fosse una bandiera multicolore come monumento, ma vedo un esercito in armi. Com’è che dall’altra parte del mondo i simboli sono differenti ? Multiculturalità o prese per i fondelli su tutto il globo terracqueo?
Ti vedo alquanto perplesso in foto… Meno male che c’è ancora qualcuno che si pone delle domande…