Stefano Bosello - Impressioni di vita in Cina

Archive for ottobre, 2006

Liaoning, Dandong, Fengcheng

30 ottobre 2006

Fengcheng, tra montagne e buddismo alla cinese

Stefano Bosello articoli Cina - Fengcheng

Già in Nei Mongul , tra i buddoni millenari rifatti di fresco avevo avuto quella sensazione di turistico che ti assale quando vedi la città proibita restaurata scartavetrando vantichi colori e ridipingendo in oro rosso e blu, o quando sei sulla grande muraglia e vdi i mattoni rifatti, il cemento di fresco, turisti ovunque. Ad ogni modo, Fengcheng conferma anche un’altra teoria, quella del buddismo alla cinese. Ogni antico monastero è una preziosa attrazione turistica su cui ruota di norma una buona economia di persone che sostentate esclusivamente da quesdto. Fin qui nulla di male, ma quando vedi i monaci che ti staccano biglietti da 60-100 Yuan o che scrivono sms al telefonino, o che vendono ceri immani “per la pace e l’armonia” ti chiedi primaditutto se siano reali, poi concedendo il beneficio del dubbio ti attraversa un brivido di tristezza.

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Ad ogni modo, Fengcheng dista da Dandong due orette di bus. Una volta arrivati e superata la barriera di tassisti, bus, venditori di ogni cosa raggiungiamo l’entrata. Dopo aver visto uno o due tempietti cominciamo a scalare, scalare e scalare. Tra rocce liscie come l’olio si inerpicano scalette che permettono di arrivare in cima a tre “montagne“, noi dopo aver scalato la prima le abbiamo passate tutte più o meno in quota. Devo dire che fare un po’di attività fisica senza il PM10 di Beijing fa piacere in ogni caso; il panorama lascia intravedere Fengcheng da un versante, dall’altro tutta la valle dei mille templi (come viene chiamato questo posto).

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Eccoci a scalare, a trovare tempietti tra le rocce, nelle rocce; passare dentro le montagne in feritoie decismente strette e a godere lo spettacolo di cinesi in guantini (per le roccie), pantaloni bianchi (molto trendy quanto lordati dalle roccie), scene di panico sui dislivelli superiori ai 50 cm. Insomma, una giornata tra spiritualità in saldo, buona attività fisica e sincere risate interculturali.

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Articoli Cina

28 ottobre 2006

Global Stomach

Ero a far selezioni per AIESEC qualcosa più di una settimana fa. Periodo autunnale, tutto unificato per Beijing, logistica organizzata dal Comitato della mia università , quattro o cinque sale con tre selezionatori ciascuno in commissione, due giorni di paura.

Al di là di questo, ho avuto modo di parlare con tanti studenti col desiderio di partire per l’estero, e nonostante la gran sfaticata ne è valsa la pena perchè intervistando le persone si impara sempre qualcosa. La maggior parte delle persone qui non è mai andata all’estero, non ha mai letto nulla che non fosse scritto in Cina, raramente ha avuto modo di conversare con qualche straniero al di fuori delle ore di inglese. Naturale che questo porti spesso molte a persone a esprimere ingenuità totale, scarsa flessibilità o solo apparente cultural understanding. A quel punto, ridimensionando gli standard a cui ci si abitua in quel dell’Europa, si cerca di selezionare quelli veramente con una marcia in più o quelli che perlomeno danno il beneficio del dubbio.

Resto convinto tuttavia, che di tutti i cinesi che partono per un’esperienza all’estero, non molti si immergano veramente in un’altra cultura chiedendosi il perchè delle cose (come il grande Giuliano), perchè qui è tutto talmente diverso e talmente puntato sul nondetto, sull’indiretto, su totali diversi standard comportamentali che l’esperienza deve risultare mediamente scioccante. Risulta estremamente rude, tanto per fare un esempio di diverse prospettive, andare senza dire “bye” mentre i gargarismi (eufemismo) che giornalmente fanno concerto nelle strade risultano facenti parte di una serie di azioni non incentivate, ma neanche estremamente condannate. Una studentessa (chimica) che è stata in Italia mi ha detto che gli italiani non sono professionali all’università perchè quasi mai vestono il camice e gli occhialoni e ridono durante gli esperimenti. Vaglielo a spiegare cos’è uno spritz o cosa significa focalizzare un concetto piuttosto che faxare una pagina di libro in testa.

Ad ogni modo, ci sono sempre quegli unici individui che ti colpiscono per la loro testa, per le prospettive, per il modo di affrontare le cose. E averne avuti a colloquio è stato sempre un gran piacere. Uno di questi, alla banalmente semplice (e per questo potenzialmente micidiale) domanda “perchè vuoi andare all’estero” mi ha risposto così: “sono stanco di avere sempre le stesse prospettive, le stesse interpretazioni, voglio vedere com’è il mondo la fuori, voglio conoscere persone diverse da me e farmi un’idea… una prospettiva globale, un modo di vedere le cose globale. E voglio anche avere uno stomaco globale” “stomaco globale? Cosa intendi?” “la capacità per la quale ovunque vada, non abbia mai problemi ad adattarmi al cibo locale”. Promosso.

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Vivere a Pechino (Beijing), Cina

26 ottobre 2006

Veneziani nel mondo

Stefano Bosello articoli CIna - Stefano e Denise a Tienanmen

Alla fine ce l’abbiamo fatta, pareva non potessimo fare questa reunion visto che io stavo per andare a Shanghai e Denise c’era appena stata. Ma il caso aiuta e così eccoci qui, in un altro continente, a ordinare riso e pietanze assurde in un ristorante del centro. Per inciso, ringrazio ancora i piani alti per averci offerto la cena e il taxi. E’innegabile che mi abbia fatto strano contestualizzare una serata con una persona profondamente legata all’idea di Italia e Venezia a Pechino, come è stato uno spasso parlare in italiano visto che pare leggere e scrivere non basti a tenere un decente livello espressivo.

Grazie per la serata, chi sarà il prossimo? :-)

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