Studi alla “Focus” dicono che gli occidentali non riconoscono i cinesi perchè la nostra mente fissa dei particolari che usa per riconoscere le fisionomie. Due dei punti più importanti sono il naso e gli occhi (tant’è che quelle foto con le bandine nere sugli occhi spesso ci impediscono di capire l’identità delle persone). Gli asiatici hanno nella stragrande maggioranza dei casi dei nasi tendenti allo zero e degli occhi a mandorla. E la nostra mente va in confusione. Questo non vuol dire che non sappia, ma non conosce: è infatti così che dopo un congruo periodo qui posso assicurare che non sono tutti uguali.
Stando qui ad ogni modo devo dire che ci sono altri fattori che aiutano a confondere. Quelli di natura per così dire esterna tipo un set limitato di hairstyle nella conoscenza dei parrucchieri, la stessa relativa difficoltà a reperire presso gli stessi negozi gli stessi vestiti, le stesse discutibili borse portasoldi per uomini e si potrebbe andare avanti per molto.
Gli altri, dipendono spesso dall’identità culturale e son quelli diciamo più interni: cosa è giudicato giusto e cosa sbagliato, vari stereotipi assortiti, simili idee di successo e sconfitta.
Questo discorso, particolari a parte, può essere fatto per ogni nazione al mondo. In Cina però c’è un’altro fattore non indifferente da tenere conto: l’educazione. Qui ogni generazione ha studiato sugli stessi libri, e molte delle informazioni non sono cambiate da un cambio generazionale all’altro, come son cambiati ancor meno i metodi di insegnamento. E allora vien da capire perchè i parrucchieri non conoscano altri tagli perchè han fatto la stessa scuola, tutti abbiano studiato sugli stessi testi di inglese (e quindi facciano tutti gli stessi errori!) fin da piccoli abbiano un unico modello e parametro di successo (vedi l’università) , pensino spesso a livello di gruppo (un tempo più famiglia) che al bene individuale in più siano portati similarmente a non discostarsi dall’eccellenza dei padri (logica Confuciana), ora abilmente tradottasi in “non contestare, non cercare di cambiare, non chiedere nulla che non sia quello che ti viene dato (spesso con postilla: dal partito). E come deprecare tutto ciò, non vorrei essere nei loro panni, a cercar di tener buoni un miliardo e 300 milioni di persone.
Se quindi sempre in ogni cultura c’è un interessante strato comune da saper passare per arrivare alla vera natura individuale, in Cina questo è decisamente corposo, ma non significa che non si possa fare. E allora arrivi alle persone-individui, con i loro sogni, le loro paure, le loro difficoltà e le loro idee, e cominci a conoscerle per quello che sono veramente.

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