Tra fuoco e stelle, una divisa e il risveglio

Dopo mesi in una città con milioni di abitanti, dove c’è sempre gente e non sei mai solo, il ritrovarsi in un posto dove gli spazi si dilatano e gli umani scompaiono mi ha fatto sentire un po’frastornato. O forse era solo il baijiu (in genere, un distillato cinese) mongolo presentatomi come “naijiu” (nai significa latte, ma non ho voluto indagare oltre). La sera c’è stato uno spettacolo nel piazzale, sicuramente molta kitcheria (Il megagengis Khan dorato al centro del palco, ma dai), ma anche molta tradizione e usi locali. Il megabraciere al centro che riscaldava un po’gli spettatori, la musica degli strumenti tipici, le danze finali attorno al fuoco (foto sotto, con espressione che parla da sola).

E calò il freddo, come a dire, volevi fare il mongolo? E lo fai fino in fondo ora. Ecco perchè dovevo portare la felpa. La calda giornata sopra i 30 gradi si trasforma qui in una fredda notte di 7-8 gradi. E ho avuto modo di scoprire una costante (pare) di tutta la Cina: non si sa se ne abbiano prodotte troppe o rubate, o sostituite, fatto stà che sembra questo Paese abbia una sovrapresenza di divise militari, ora riciclate e affittate un po’ovunque.

Motivo del modaiolo affitto la sopravvivenza nella fredda notte e qualche minuto col naso all’insù o, in altre parole, le stelle. Nonostante la mia totale ignoranza in materia le adoro. Spesso, in montagna mi piace guardarle perchè in città le luci le coprono. Qui in Cina tutto è esponenziale: in città non se ne vedono quasi, un po’ perchè è grande, un po’perchè l’inquinamento è allucinante. Di pari passo lì, in mezzo al nulla, ho visto il più grande cielo stellato della mia vita. 360 gradi senza una nuvola, senza una luce. Spettacolare.. Come spettacolare è stato il risveglio dopo il non esattamento caldo pernottamento notturno. Un video comicamente triste, che vi può dare un’idea anche dello spettacolo del giorno prima, è disponibile qui (1,90 Mb). Ricordate che vi serve il player DivX 6 o superiore.
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